GESTIRE LA CICATRICE DOPO UN INTERVENTO DI ISTERECTOMIA

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Insieme alla fisioterapista Carla Puletti apriamo una parentesi sul segno più evidente di un intervento di isterectomia ovvero la cicatrice. L’obiettivo è di darti qualche informazione aggiuntiva per saperne di più e per capire come gestirla al meglio.

Dopo l’itervendo di isterctomia, solitamente la cicatrice viene protetta da benda e cerotto fino a quando il chirurgo decide di togliere i punti. Di solito dopo 7 -10 giorni.

Tra la 4°e la 8° settimana dall’intervento, a seconda della predisposizione individuale e della capacità riparativa di ciascun organismo, la cicatrice può diventare ipertrofica o aderente.

Cerchiamo di capirne di più.

LA CICATRICE IPERTROFICA

La cicatrice ipertrofica si presenta gonfia, rossa, in rilievo. Appare come inspessita a causa di un eccesso di fibre di collagene prodotto dai fibroblasti. I fibrblasti altro non sono che le cellule che provvedono alla cicatrizzazione dei tessuti. In pratica, per l’effetto dell’iper lavoro di queste cellule, sul taglio cutaneo si forma una specie di cordone, che tende a rialzare la pelle e a farla prudere.

NOTA: la cicatrice ipertrofica non va confusa con i cheloidi, che sono ispessimenti della cicatrice.  Questi ultimi a distanza di quattro-otto settimane dall’intervento possono presentarsi come un ammasso rialzato.

LA CICATRICE ADERENTE

Di contro, anziché in rilievo, la cicatrice aderente si presenta avvallata.

Questo è dovuto ai fasci di tessuto fibroso che si formano tra un lembo di pelle e l’altro a seguito del sanguinamento. Succede che la fibrina, una proteina presente nel sangue e coinvolta nei processi di coagulazione, diventa una sorta di colla e va ad “incollare” i piani sottostanti la ferita e non solo i lembi di pelle. Si forma così un avvallamento.

L’avvallamento è anche determinato dal fatto che nella zona interessata dalla ferita il microcircolo linfatico e venoso non sono fluidi come dovrebbero. Di conseguenza i tessuti cutanei coinvolti sono scarsamente irrorati.

ISTERECTOMIA: COME TRATTARE LE CICATRICI

Sia la cicatrice ipertrofica sia quella aderente non si possono prevenire. Come abbiamo detto, infatti, dipendono dalla predisposizione genetica di ciascun individuo e dalla capacità di autoripararsi di ciascun organismo. Tuttavia, si può fare molto per contenere le eventuali conseguenze.

COSA PUOI FARE TU

Quando il chirurgo ginecologo dà l’ok, si può iniziare a oliare o a massaggiare la zona della ferita con un olio alla vitamina E. In genere, i primi giorni dopo l’intervento si fa soltanto scivolare un po’ d’olio dal tubetto oppure si nebulizza un po’ di olio secco spray all’interno del cerotto, da staccare leggermente e poi riattaccare con facilità sulla pelle.

Quando la cicatrice si sarà completamente rimarginata si può cominciare l’auto massaggio che va eseguito per più volte al giorno.

Perchè questa vitamina:

  • favorisce i fisiologici processi riparativi della pelle
  • contribuisce a migliorare la cicatrizzazione della ferita
  • idrata in profondità la pelle
  • protegge la pelle
  • lenisce l’eventuale prurito
  • contrasta i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cutaneo.

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Alcuni esempi degli olii più efficaci sono:

 

COSA PUOI FARE CON L’AIUTO DI UN FISIOTERAPISTA

Già dopo una settimana-10 giorni dall’intervento, cioè da quando si tolgono i punti e si comincia a formare la crosta, il chirurgo può consigliare delle sedute di fisioterapia.

Il fisioterapista quindi, su indicazione dello specialista, può intervenire con un delicato massaggio nell’area circostante il taglio e alle sue estremità in modo da “meccanizzare” i tessuti. Questo massaggio aiuta a migliorare la vascolarizzazione e di conseguenza a favorire i processi di riparazione della pelle.

Il fisioterapista può utilizzare anche la tecnica di LPG, un’apparecchiatura formata da un manipolo che aspira delicatamente la plica della pelle interessata dalla cicatrice e la massaggia tra due rulli. Si tratta di una delicata azione meccanica. E’ una sorta di ginnastica tissutale che stimola la vascolarizzazione della pelle e rimette in moto l’attività delle cellule deputate alla riparazione dei tessuti.

Oltre ad effettuare lo specifico massaggio manuale e a utilizzare l’LPG, il fisioterapista può intervenire applicando sulla cicatrice rimarginata e tutto intorno un taping, dall’inglese “tape” che vuol dire “cerotto”.

Si tratta di un nastro adesivo di solito colorato, che viene tagliato a una certa lunghezza e poi suddiviso in tante striscioline che vengono applicate sull’area interessata dalla cicatrice. Il taping non contiene alcun principio attivo, ma svolge un’azione meramente meccanica.  Significa che, grazie al movimento spontaneo del corpo, è in grado di effettuare una sorta di massaggio continuo capace di drenare e di sfiammare i tessuti sottostanti. Il taping va tenuto per quattro-cinque giorni (massimo una settimana). Ci si può fare la doccia, quindi può essere bagnato senza problemi e poi va tamponato con un asciugamani. Non ha controindicazioni, ma deve essere applicato soltanto dal fisioterapista.

ISTERECTOMIA E CICATRICE: PERCHE’ E’ IMPORTANTE L’INTERVENTO DEL FISIOTERAPISTA

L’intervento del fisioterapista è fondamentale non solo per migliorare l’aspetto estetico della cicatrice. Infatti, per esempio, una cicatrice particolarmente ipertrofica potrebbe portare ad alterare inconsapevolmente la postura. Una postura errata a sua volta può causare:

  • dolore ai muscoli, che pian piano tendono a perdere elasticità
  • contratture che limitano i movimenti.

Anche una cicatrice aderente non è semplicemente antiestetica da vedere. Infatti, come abbiamo visto, cela uno squilibrio linfatico e venoso locale. Il microcircolo della linfa e del sangue smette di fluire, i lembi della cicatrice non sono più in grado di ricongiungersi in maniera ottimale, e si rimarginano formando al loro interno il tipico affossamento.

– il linfedema agli arti inferiori,
– l’edema addominale,
– il linfocele.

FraParentesi in collaborazione con la giornalista Claudia Cannone e la fisioterapista Carla Puletti.

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