LE EMOZIONI AMBIVALENTI DURANTE LA TERAPIA ONCOLOGICA

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Durante il periodo delle terapie oncologiche è probabile che lo shock iniziale dato dallo diagnosi di tumore lasci spazio a una fase in cui si alterneranno emozioni ambivalenti come la paura, la tristezza e la rabbia dirette verso te stessa e/o verso altri che inevitabilmente possono provocare uno stress emotivo.

Purtroppo vivere la paura e l’incredulità blocca la mente e ci si sente meno lucide: questo è fisiologico.
Spesso la paura non fa accettare immediatamente il percorso terapeutico consigliato e ci si potrà sentire pressata e spinta a forza, passiva e sconcertata.
Viene chiesto di prendere decisioni, scegliere, agire, accettare e tutto questo può farci sentire come spinte in un vortice, in una tempesta, in un meccanismo che travolge emotivamente e che, in più, fa star male fisicamente.

Il percorso delle terapie oncologiche infatti ha sempre effetti collaterali, più o meno immediati, che possono aumentare lo stato di malessere psicofisico globale.
E’ per questo che è molto utile, non essere sole nelle visite mediche importanti, in modo da poter contare su altre persone ed affidarsi, seppur parzialmente, ai consigli delle persone care.

STRESS EMOTIVO: LE REAZIONI DAVANTI ALLA PAURA

La reazione immediata alla paura è estremamente individuale: può bloccare o far fuggire, nella mente e nel corpo.
Dopo il blocco emotivo vi sarà la reazione e la mente comincerà a produrre pensieri dettati dalla paura e dalla ricerca di soluzioni.
Poi può succedere di chiedersi “perché è successo a me?”stress emotivo Ed è normale che questo pensiero si sviluppi verso la ricerca di un compromesso con se stessi e con gli altri nel tentativo di recuperare ciò che si sente di aver perso e cioè, la fiducia nel proprio corpo e nella sua integrità e funzionalità, nelle regole che ci eravamo date per vivere e curarci di noi, nelle nostre idee sulla prevenzione e sui medici.
E questo porta interiormente a cercare un colpevole che generalmente verrà identificato in noi stesse o in qualche persona a noi vicina o in tutte e due.
E’ inoltre possibile che si presentino contemporaneamente sentimenti diversi come la tristezza, lo sconforto, la rabbia o ancora il risentimento e la riduzione dell’autostima nei confronti di noi stesse.

NON IGNORARE I SENTIMENTI

Ognuno di questi sentimenti non può essere represso o ignorato a lungo pena l’aumento del malessere generale e l’aggravarsi delle proprie condizioni  e dello stress emotivo.
Per questo è sempre utile e necessario avere una persona di riferimento affettivo in cui aver fiducia che incoraggi, e che possa consigliare anche nel richiedere un aiuto psicologico se i sentimenti di rabbia e tristezza influenzassero tanto il processo di adesione alle cure mediche e al prendersi cura di se stesse.

IL LAVORO DELL’ELABORAZIONE DEL “LUTTO”

Nella fase delle terapie, come è successo nella fase di diagnosi, sarà normale attraversare quelli che in psicologia vengono definiti “mini lutti” dovuti alla trasformazione del corpo in seguito alla malattia stessa e alle cure.
Ogni cambiamento del corpo viene elaborato con una fase di shock, seguito da  sentimenti contrastanti e patteggiamenti.

Questo vale ad esempio per la perdita dell’integrità del seno, la perdita dei capelli e delle sopracciglia, l’aumento di peso o la riduzione, seppur temporanea, dell’autonomia.

MANTENERE ALTA LA FIDUCIA

In questa fase di inevitabile stress emotivo è importante sforzarsi di mantenere sempre alta la fiducia in sé e nel proprio valore come persona intera. Prova a non focalizzarti sul particolare del tuo corpo che non è più come prima, come la cicatrice, o la funzionalità del braccio, ma a soffermarti su tutte le altre parti della tua identità come i sentimenti che nutri e il significato che riesci a dare alle relazioni con le persone a te vicine.


Dott.ssa Concetta Stornante – Medico Psichiatra e Psicoterapeuta

 

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