linfedema
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Il linfedema è una patologia cronica a carattere evolutivo che porta ad un rallentamento o blocco della circolazione linfatica a carico, principalmente, di braccia o gambe ma può interessare anche collo, viso, bacino, torace, cavità orale e si manifesta con il gonfiore della zona. Solo in Italia colpisce circa 40.000 persone l’anno

Che cos’è e da cosa dipende il linfedema post operatorio?

Il linfedema è un possibile effetto collaterale dopo un intervento chirurgico oncologico o dopo la radioterapia ed è ancora una patologia poco conosciuta che si può prevenire e trattare. La parola “linfedema” significa edema linfatico. La sua origine deriva da una sofferenza del sistema linfatico.

Linfedema gambe: vediamo meglio di cosa si tratta

Linfedema braccio: che cos’è?

Quali sono le cause del linfedema: ecco perché si manifesta dopo un’operazione

L’insorgenza del linfedema è estremamente variabile e praticamente imprevedibile e può presentarsi da poche settimane a molti anni dalla causa che lo ha determinato.

Può essere scatenato da:

  • carcinoma mammario
  • tumore vescicale
  • tumori ginecologici (utero, vulva, cervice, ovaio)
  • tumore linguale
  • tumore laringeo
  • traumi, ferite o infiammazioni/infezioni della zona dove il drenaggio linfatico è difficoltoso

Nel caso di terapie oncologiche, la sofferenza del sistema linfatico può essere causata:

  • da una interruzione chirurgica delle vie linfatiche (ad esempio linfoadenectomia) per neoplasia
  • dall’irraggiamento, radioterapia, delle stazioni linfatiche limitrofe alla neoplasia
  • dalla compressione delle vie linfatiche esercitata dalla neoplasia stessa

Il linfedema nei casi di donne operate di tumore al seno e sottoposte anche a linfoadenectomia ascellarela ha un’incidenza di circa il 20%. L’asportazione parziale o completa dei linfonodi ascellari costituisce una definitiva interruzione delle vie linfatiche con eliminazione della “stazione di filtraggio” della linfa proveniente dal braccio, rappresentata appunto dai linfonodi ascellari.
L’incidenza maggiore (40-50%) del linfedema si riscontra nei pazienti sottoposti a dissezione linfonodale inguinale o inguino-iliaca, che sviluppano linfedema dell’arto inferiore e/o genitale. In entrambi i casi, il rischio aumenta se è stata eseguita radioterapia sulle stazioni linfatiche limitrofe alla neoplasia.
Nella prevenzione del linfedema è importante evitare traumi fisici, ferite, abrasioni perché possono peggiorare la circolazione linfatica locale.

Insorgenza del linfedema: come avviene e quali sono i sintomi?

Si manifesta come un gonfiore che può interessare parti diverse del corpo, in base alla regione colpita. Il gonfiore è dovuto ad un accumulo di liquido (linfa) ad elevata concentrazione proteica nello spazio extracellulare ed interstiziale.
Il linfedema può comparire anche molti mesi o addirittura anni dopo l’intervento chirurgico o la radioterapia.
Nella fase iniziale i sintomi più frequenti, che possono essere saltuari, sono rappresentati da:

  • sensazione di peso e/o tensione della pelle
  • modificazione della cromia della pelle (più chiara e lucida oppure arrossata)
  • indolenzimento della parte coinvolta e gonfiore più o meno localizzato, che compaiono magari alla fine della giornata, per poi scomparire la mattina

Tali sintomi rischiano di peggiorare col passare del tempo, fino a diventare irreversibili.
Se avete anche solo un dubbio, fatelo presente tempestivamente al medico di base o all’oncologo. Il passaggio successivo sarà la visita dal fisiatra il quale, se opportuno, imposterà il programma riabilitativo più indicato per voi e vi invierà dalla fisioterapista per il trattamento, che sarà tanto meno impegnativo quanto prima si interviene.

Un linfedema può compromettere la qualità della vita?

Il linfedema in sé non è una patologia mortale. Bisogna però considerare che l’impatto sulla qualità di vita delle persone che ne soffrono può essere davvero pesante.
E’ una patologia cronica a carattere evolutivo in senso peggiorativo che può essere più o meno disabilitante. Solitamente non è doloroso ma, a differenza ad esempio di una cicatrice, spesso il linfedema è difficile da nascondere e rappresenta quasi un invito per gli altri a chiedere cosa sia successo.

Soffrire di linfedema significa avere un vero e proprio peso da portarsi dietro; infatti si parla di “sindrome del grosso braccio”, ma vale anche per le gambe. Può creare limitazioni funzionali anche importanti, trasformando semplici attività routinarie in vere e proprie imprese oppure, più banalmente, può creare difficoltà nell’indossare alcune giacche o maglie.

Come curare il linfedema: terapie e trattamenti disponibili

Il trattamento riabilitativo del linfedema prende il nome di Terapia Decongestiva Complessa perché include una combinazione di tecniche:

  • Linfodrenaggio manuale
  • Pressoterapia sequenziale
  • Bendaggio elastocompressivo
  • Esercizi con e senza bendaggio
  • Educazione alla gestione del linfedema (cura della cute, automassaggio e utilizzo del tutore elastico, guanto o calza, per il mantenimento)
  • Linfotaping

Si tratta di un trattamento personalizzato, che di volta in volta si adatta alla paziente e che, grazie al Sistema Sanitario Italiano, è gratuito in ospedale per le pazienti oncologiche.
A distanza di non meno di un mese dall’intervento (e con l’avvallo dell’oncologo) si può riprendere la propria attività fisica abituale, purché non si tratti di sport ad alto impatto (ad es. body building, sollevamento pesi) o che prevedano lo scontro fisico con l’avversario (box, kick boxing, o simili). Per questo tipo di attività, meglio lasciar passare più tempo e chiedere consiglio al fisiatra.

Linfedema e sovrappeso: perché sono due aspetti correlati tra loro

Il sovrappeso e l’obesità aumentano il rischio di sviluppare linfedema e, in caso di linfedema conclamato, ne rendono più difficile il trattamento. La massa di adipe ostacola il deflusso venoso e linfatico, provocando la congestione del distretto venoso e linfatico delle estremità (ad esempio a livello della piega inguinale e del ginocchio per l’arto inferiore, oppure del gomito nel caso dell’arto superiore).
Un’attività lavorativa e una vita sedentaria possono rendere l’ostacolo alla circolazione ancora più imponente.


Antonella Manna – Fisioterapista e Laughter Yoga Teacher

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