RISPOSTE, IDEE E MOLTO ALTRO PER ME (E IL MIO TUMORE).

LE PAROLE CHE NON AVREI VOLUTO SENTIRE: IL TUMORE E’ TORNATO

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Inutile far finta di nulla: una diagnosi di recidiva del tumore o di metastasi comporta reazioni molto diverse da una diagnosi primaria. Oltre alla paura spesso uno dei sentimenti predominanti è la rabbia.

Quando tutto sembra tornato “normale”, dopo mesi di cura. Quando  non senza fatiche e timori, si riprende in mano la propria vita, e durante un controllo di routine ti vengono dette le parole che non avresti mai voluto sentire e di cui hai avuto paura per mesi: “recidiva…il tumore è tornato”. Il mondo ti crolla addosso, più pesante della prima volta, perché adesso sai, sei consapevole di quel che sarà il percorso.

 

LA RABBIA: UN’EMOZIONE NORMALE

Una delle emozioni che affiorano più frequentemente è la rabbia che va accolta e canalizzata in maniera proficua per gestire al meglio questo nuovo “lutto”.

Solo chi l’ha vissuto, può capire come ci si sente nel momento in cui un medico sta decretando l’inizio di questo percorso.

tumoreTi tormentano nella testa mille interrogativi : Perché proprio a me? Come ho fatto a non accorgermene? Che controlli mi avrebbero potuto fare? Perché il mio oncologo non se ne è reso conto? In che ospedale sarei potuta andare per una second opinion?

Sono queste domande che cercano un movente, una causa, qualcuno con cui potersi arrabbiare, perché in quel momento hai bisogno di sfogare contro qualcuno o qualcosa il tuo dolore.

E questo è ancora più forte ed accentuato quando il percorso l’hai già affrontato. Perché quando il tumore ritorna o la malattia diventa cronica, il senso di tutto quello che hai fatto sembra svanire in un secondo: la fatica, il tempo, le energie e le speranze crollano, lasciando spazio solo ad un senso di ingiustizia e impotenza.

 

LE FRASI CHE PROPRIO NON VORRESTI SENTIRTI DIRE

tumore“Vedrai che ce la farai anche questa volta”: “La fai facile, tanto il tumore ce l’ho ancora io, mica tu!”

“Non serve abbattersi, bisogna reagire”: “E tu chi sei per venirmi a dire cosa devo e non devo fare, non ho più voglia di reagire!”

“Non devi pensare nemmeno per un istante che sia tutto finito!”: “E invece io ci penso, tutto quello che potevo fare l’ho fatto, non vedo la luce in fondo al tunnel!”

“Tornerai più bella di prima”: “Semplice dirlo con quella chioma di capelli lunghi biondi!”

“Oggi le cure sono molto efficaci”: “Forse, ma prima o poi le cure finiranno…”

Ogni frase appare inconsolabile, tutto fa arrabbiare perché sembra che ogni sforzo sia stato vano. Nessuno può capire cosa stai vivendo, nemmeno le persone a te più strette.

 

COME SI PUO’ USARE LA RABBIA IN MANIERA COSTRUTTIVA?

tumoreHai ragione ad essere arrabbiata: è legittimo, comprensibile e umano. Sfogati, piangi, urla.

Cosa puoi farne poi, però, di tutta questa rabbia? Potrebbe essere una risorsa preziosa, così come, se mal canalizzata, potrebbe ritorcersi contro te stessa, comportando uno spreco eccessivo di energie (che già sono poche), nuove discussioni, allontanamenti di persone importanti, parole di cui poi potresti pentirtene…e soprattutto, la collera non cancellerà il tumore.

E allora come fare? Reprimerla facendo finta che tutto vada bene? No, ci si può arrabbiare, ma potrebbe esserti d’aiuto imparare a familiarizzare e a usare la rabbia per renderla proficua. Perché di per sé è positiva: è una spinta vitale, è grinta, è reazione.

 

COME CANALIZZARE LA RABBIA

Ti propongo alcune piccole strategie per canalizzare i moti di rabbia senza sprecare energie preziose e trasformandoli in obiettivi benefici durante il percorso di cura.

Trasforma l’energia che useresti per arrabbiarti in assertività.

L’assertività consiste nell’esternazione più immediata e spontanea di emozioni, esigenze e convinzioni personali, trovando un giusto compromesso tra un atteggiamento aggressivo e uno passivo. Chi si comporta in maniera passiva, infatti, mette da parte i propri pensieri e bisogni; al contrario, chi si comporta in modo aggressivo, impone che le proprie esigenze vengano soddisfatte ad ogni costo, senza tenere in considerazione le circostanze o i bisogni altrui.

  • Esempio:

Un’amica, mamma di una compagna di classe di tua figlia, nel periodo del ricovero e terapie si è offerta di accompagnare a scuola entrambe le bambine. Un giorno chiama a casa e ti dice: “Domani le bambine vanno in gita e hanno il pullman alle 14:00. Io non posso prendere ferie, ho una riunione importante. Occupatene tu questa volta!”

 

Dedica a te stessa un’ora a settimana con uno specialista, psicologo, con cui puoi sentirti accolta e libera di esprimerti, senza esser mai giudicata.

 

Impara a conoscere la tua rabbia, entraci in contatto, senza farti travolgere. A questo proposito può essere utile la “mindfluness” , una pratica che può aiutare a gestire impulsi ed emozioni che sembrano sfuggire al proprio controllo. 

 

Fare sport fa bene non solo al corpo (fortifica la muscolatura e le articolazioni, aumenta le difese immunitarie, rilassa, potenzia la muscolatura cardiaca) ma anche alla mente perchè agisce positivamente sul tono dell’umore e diminuisce i livelli di stress.

 

Come spunto, potresti descrivere tutte le situazioni in cui ti capita di perdere il controllo delle emozioni. Annota dove ti trovi, cosa stai facendo, cosa provoca la tua rabbia, che emozioni ti suscita, quali sensazioni fisiche provi e che pensieri hai.

Facilmente, dopo qualche tempo, rileggendo queste pagine, potresti trovare un filo conduttore tra i vari episodi, che ti potrebbe aiutare ad identificare persone o situazioni che scatenano eccessivamente la tua rabbia.

Tutte queste piccole strategie possono essere utili per affrontare il tumore attraverso una precisa ed attenta adesione alle cure, con determinazione, coraggio e…grinta!

Restare troppo a lungo arrabbiati non permette di andare avanti. All’inizio si ha bisogno di fermarsi, si ha bisogno di tempo per elaborare cosa sta accedendo; prenditi quel tempo. Poi, però, la scelta è tua: stare fermi e sopravvivere con rabbia, oppure andare avanti e vivere con grinta?

 


Dr.ssa Elena Pagani- Psicologa clinica e Psicoterapeuta

Ultimo aggiornamento 13/03/2017

 

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