
Indice Argomenti
- Che cos’è e come funziona il microbiota intestinale?
- Qual è la differenza tra microbioma e microbiota e cosa c’entrano le terapie oncologiche?
- Probiotici: cosa sono e in che modo sono correlati al microbiota
- Quali sono i benefici dei probiotici durante la terapia oncologica?
- Esiste una correlazione tra microbiota e malattie oncologiche?
- Come prendersi cura del microbiota: consigli e alimenti migliori
Chi sta seguendo una terapia oncologica sa che questa può causare effetti collaterali come nausea, vomito, diarrea ma anche disturbi cognitivi. Un possibile aiuto può venire dal microbiota. Con l’aiuto della dottoressa Nancy Grillo, biologa nutrizionista, vediamo di cosa si tratta, come può essere riequilibrato e quali benefici può avere sulla prevenzione e sulle cure.
Che cos’è e come funziona il microbiota intestinale?
Il nostro corpo ospita naturalmente almeno 100 trilioni di cellule microbiche e più di 1000 specie batteriche che svolgono un ruolo fondamentale per tutto l’organismo.
Il microbiota intestinale (gut microbiota), in particolare, è l’insieme dei microrganismi simbiotici (tra cui batteri, archebatteri, eucarioti) che colonizzano il tratto intestinale.
Colon, digiuno e ileo (tratti dell’intestino tenue) e stomaco ospitano gran parte del microbiota dell’organismo, ma comunità microbiche sono state individuate anche nell’apparato respiratorio, nel tessuto mammario, nella bocca, nella vagina e sulla pelle.
Ma a cosa serve il microbiota e perché è così importante?
Il microbiota partecipa a diverse funzioni vitali per l’organismo:
- contribuisce alla sintesi di sostanze utili come vitamine essenziali (K, acido folico, B12), all’assorbimento di calcio, ferro e magnesio, al metabolismo dei carboidrati (principale fonte energetica a livello del colon), degli acidi biliari, degli estrogeni e dei farmaci;
- supporta lo sviluppo del sistema immunitario e la difesa contro i patogeni (microrganismi che possono causare malattie);
- migliora l’asse intestino-cervello: la comunicazione tra il microbiota e il sistema nervoso centrale influenza l’habitat del microbiota intestinale creando cambiamenti nella composizione microbica e/o nel metabolismo.
I microbioti possono variare a seconda dell’età, delle abitudini alimentari, dell’utilizzo di farmaci e del nostro livello di stress.
Qual è la differenza tra microbioma e microbiota e cosa c’entrano le terapie oncologiche?
Il microbiota (o microflora) è l’insieme dei singoli microrganismi (batteri, funghi, archebatteri, protozoi) e virus che vivono in simbiosi con l’ospite e colonizzano parti del nostro organismo, in particolare il tratto intestinale. Il microbioma, invece, indica la totalità del patrimonio genetico posseduto dal microbiota. Quando il microbiota cambia si modifica di conseguenza anche il microbioma.
Un microbiota può essere eubiotico o disbiotico:
- l’eubiosi indica un microbiota intestinale sano, cioè caratterizzato da una adeguata biodiversità, ossia diverse specie di microrganismi tra cui batteri buoni (Bifidobatteri, Lactobacilli) e batteri cattivi (Enterococcus faecalis, Clostridium difficile) che vivono in equilibrio;
- la disbiosi invece coincide con un’alterazione della flora intestinale che viene progressivamente sostituita da batteri patogeni. Le cause sono varie. Tra le più frequenti: terapie antibiotiche, in particolare se protratte nel tempo, un’alimentazione incongrua dal punto di vista qualitativo e quantitativo (ad esempio perché ricca di zuccheri e alimenti raffinati o di grassi e proteine animali), elevati livelli di stress.
La disbiosi può contribuire a creare un ambiente biologico che aumenta gli effetti collaterali delle terapie oncologiche.
Molti trattamenti contro il cancro, infatti, rendono disbiotico il microbiota. Per questo è importante “manipolarlo” con esercizio fisico, una dieta quanto più diversificata e l’integrazione di prebiotici e probiotici che aiutano a riportare il microbiota al suo stato di salute ottimale.

Probiotici: cosa sono e in che modo sono correlati al microbiota
L’OMS definisce i probiotici come “microrganismi vivi che, se somministrati in quantità adeguata, apportano un beneficio alla salute dell’ospite che li riceve”. La parola probiotico deriva da “pro”, che significa “a favore di”, e “bios”, che significa “vita”. Sono correlati al microbiota perché sono batteri che riescono ad arrivare vivi nell’intestino e influenzarne lo stato di salute (eubiosi/disbiosi) facilitando la crescita dei batteri “buoni”.
In particolare:
- Migliorano la qualità della flora batterica: per esempio, aiutano a riequilibrare la flora batterica intestinale quando si assumono antibiotici;
- Contrastano la proliferazione di germi patogeni;
- Diminuiscono i livelli di colesterolo nel sangue;
- Riducono gli effetti collaterali delle terapie oncologiche.
Spesso si dà lo stesso significato a probiotici e fermenti lattici ma c’è una differenza. I fermenti lattici sono batteri che producono acido lattico ma che, una volta ingeriti, non sopravvivono al processo digestivo. I probiotici, invece, sono batteri che sopravvivono a tutto il processo arrivando fino all’intestino. Per questo, al contrario dei fermenti lattici, possono portare benefici all’intero organismo.
Quali sono i benefici dei probiotici durante la terapia oncologica?
Le cellule che compongono le mucose dell’apparato gastrointestinale sono spesso colpite dall’azione dei farmaci chemioterapici e dai trattamenti radiologici. Abbiamo chiesto a Nancy Grillo, biologa nutrizionista, se l’assunzione di probiotici durante le terapie oncologiche può portare benefici.
Non esistono studi specifici che rivelano i benefici dell’assunzione di probiotici durante le terapie: c’è chi li prescrive per tutto il periodo delle cure, chi al bisogno, chi nel tempo che intercorre tra una terapia e l’altra.
D’altro canto, indagini e sperimentazioni scientifiche hanno rilevato diversi effetti positivi per chi è sottoposto a chemio, radio e immunoterapia.
Gli effetti dei probiotici sull’infiammazione gastrointestinale provocata dalle cure
Per quanto riguarda la mucosite (infiammazione del tratto gastrointestinale che porta sintomi quali nausea, vomito, diarrea, distensione addominale, dolori) indotta da chemio e radioterapia, è stato dimostrato che il tasso di incidenza e la sua gravità possono essere ridotti con la somministrazione, durante l’intero trattamento, di una miscela a base di Bifidobacterium longum, Lactobacillus lactis ed Enterococcus faecium. Questi probiotici aiutano a prevenire le infiammazioni, ripristinare l’alterazione del microbiota e rinforzare la barriera intestinale. Inoltre, la somministrazione di Lactobacillus brevis CD2 ha ridotto l’incidenza della mucosite orale di grado 3 e 4 (ulcerazioni e arrossamenti che obbligano a seguire una dieta liquida).
Probiotici e immunoterapia: un possibile supporto all’efficacia del trattamento
Per quanto riguarda l’immunoterapia, ognuno di noi risponde in maniera differente e il nostro microbiota intestinale può influenzare l’efficacia del trattamento in due modi: direttamente, attraverso l’interazione con il farmaco, oppure indirettamente, influenzando il sistema immunitario naturale dell’ospite.
Alcuni dati rivelano che un’elevata presenza nel microbiota delle specie Akkermansia muciniphila, Alistipes indistinctus, Bifidobacterium breve, Propionibacterium acnes, Prevotella copri, Rikenellaceae, Staphylococcus aureus, Streptococcus, Peptostreptococcus, Oscillospira, Faecalibacterium prausnitzii, Bacteroides plebeius, Enterobacteriaceae ed Enterococcus hirae aumenta la risposta all’immunoterapia.
L’influenza dei probiotici sui disturbi cognitivi indotti dalla chemio
Un altro dato interessante riguarda i disturbi cognitivi, conseguenza delle terapie oncologiche. Uno studio del 2021 condotto dai ricercatori della Central South University di Changsha su 159 donne con cancro al seno (stadio da I a III) sottoposte a chemioterapia adiuvante, ha rivelato che i probiotici possono migliorare lo stato cognitivo delle donne sottoposte ai trattamenti.
Le donne che hanno assunto i probiotici (Bifidobacterium longum, Lactobacillus acidophilus, Enterococcus faecalis) subito prima di iniziare la chemio e 21 giorni dopo l’ultimo ciclo di trattamenti, hanno riscontrato effetti collaterali cognitivi minori rispetto a coloro che non li avevano assunti (35% rispetto all’81%). I probiotici hanno avuto benefici sulla memoria verbale istantanea e sulla fluidità del linguaggio, oltre che sui livelli di glicemia (più bassi) e colesterolo “cattivo” (LDL).
L’insulino resistenza e il rapporto tra diabete e cancro
Esiste un rapporto stretto tra diabete e cancro. Infatti, il paziente con diabete presenta un elevato rischio di sviluppare una neoplasia (pancreas, fegato, endometrio, seno, colon e vescica) sia nella fase di iperinsulinemia (cioè anche anni prima che venga fatta la diagnosi di diabete conclamato) che dopo la diagnosi finale.
D’altra parte, il paziente oncologico ha a sua volta un rischio aumentato di sviluppare un diabete durante i trattamenti, a causa sia delle cure che dello stile di vita modificato.
In entrambe le condizioni l’insulino resistenza svolge un ruolo fondamentale.
Esiste una correlazione tra microbiota e malattie oncologiche?
Fin qui abbiamo visto come l’equilibrio del microbiota intestinale e l’assunzione di probiotici possono contribuire ad alleviare alcuni effetti collaterali delle terapie oncologiche.
Dato il ruolo fondamentale del microbiota per il nostro corpo, ci siamo chiesti se esiste una relazione tra la flora batterica e lo sviluppo delle malattie oncologiche.
Alcuni tumori – come quello al colon-retto, al fegato, al pancreas e al polmone – possono aggravarsi in presenza di batteri o di microbiota disbiotico (che quindi possiede una maggiore incidenza di batteri “cattivi”). Ma la composizione del microbiota può influenzare anche altri tumori, come quello al seno.
Microbiota e tumore al colon-retto
Il tumore al colon-retto tra le neoplasie maligne più diffuse in tutto il mondo (nel 2024, in Italia, sono state fatte 48.706 nuove diagnosi). Anche il microbiota può svolgere un ruolo importante nella predisposizione al tumore attraverso la presenza di batteri come Escherichia coli, Bacteroides fragilis e Fusobacterium nucleatum.
Una recente ricerca ha rilevato una specifica composizione del microbiota intestinale per chi è affetto da tumore al colon-retto con un maggior numero di batteri legati alle infiammazioni e una ridotta presenza di batteri in grado di fermentare le fibre alimentari.
Microbiota e tumore al seno
Come anticipato, il seno ha un proprio microbiota che è correlato a quello dell’intestino.
Diversi studi evidenziano come una disbiosi del tessuto mammario può portare ad una maggiore predisposizione all’infiammazione, proprio come succede per i tumori intestinali. Per esempio, le donne in postmenopausa con cancro al seno hanno una minore biodiversità del microbiota intestinale: presentano un’abbondanza di batteri come Clostridiacee, Batterio fecaliforme, ERuminococcaceae e una ridotta quantità di DorataELachnospiracea.
Il cancro al seno nelle donne in postmenopausa è stato associato alla disbiosi, che aumenta il rischio di infezioni patogene ed è associata a infiammazioni e risposte immunitarie alterate: situazioni che possono verificarsi dopo chemioterapia e radiazioni e che portano ad un cambiamento del microbiota intestinale.
In caso di chemioterapia, inoltre, è stato dimostrato che il microbiota intestinale può influenzare sia la risposta al trattamento che gli effetti collaterali metabolizzando i farmaci chemioterapici xenobiotici (cioè estranei all’organismo), modulando la risposta immunitaria e influenzando l’infiammazione locale e la funzione della barriera intestinale.
L’oncobiotica è la disciplina che studia l’interazione tra il microbiota intestinale e l’insorgenza del cancro e si focalizza proprio sull’asse intestino-seno. In sintesi, dunque, il microbiota intestinale può influenzare il microbiota del seno e viceversa; e un microbiota intestinale sano può proteggere dal tumore al seno (esistono vari tipi di tumore al seno ed è stato constatato che ad ogni diagnosi corrisponde una differente composizione del microbiota).

Come prendersi cura del microbiota: consigli e alimenti migliori
Come abbiamo visto, prendersi cura del microbiota e migliorare il quadro infiammatorio può aiutare ad aumentare l’efficacia delle terapie oncologiche.
Oltre a mantenere uno stile di vita sano (attività fisica, buona qualità del sonno) è importante seguire una dieta quanto più diversificata.
L’American Institute of Cancer Research consiglia un’alimentazione ricca di:
- Frutta;
- Verdure;
- Fibre (avena, legumi, asparagi, carciofi, banane, mele kiwi aglio, cicoria, cipolla, porri): dalla loro fermentazione vengono prodotti acidi grassi a catena che aiutano a ripopolare il microbiota e modulare la risposta immunitaria. Un esempio su tutti è il butirrato, acido grasso prodotto dal microbiota intestinale che, per chi ha ricevuto una diagnosi di cancro al seno, può essere fondamentale per rallentare la malattia grazie alle sue proprietà antinfiammatorie. Una dieta ricca di fibre facilita la produzione di butirrato e la proliferazione di microbi produttori di butirrato;
- Crusca e cereali integrali;
- Cibi fermentati (kefir, kimchi, crauti, latticini come formaggi di latte crudo tra cui il Parmigiano-Reggiano): il consumo di alimenti fermentati migliora la risposta positiva all’immunoterapia.
È importante ridurre il consumo di carni rosse e insaccati, cibi pronti che contengono coloranti e conservanti, dolci prodotti con zucchero raffinato, spuntini confezionati, alcol e bevande zuccherate.
Dieta, esercizio fisico e l’integrazione di probiotici e prebiotici (sostanze non digeribili dall’organismo che favoriscono lo sviluppo e l’attività dei batteri “buoni”) aiutano a creare un microbiota intestinale sano prima di sottoporsi alle terapie oncologiche e riducono il rischio di recidiva.
Dott.ssa Nancy Grillo in collaborazione con Dott. Davide Festi
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