FATIGUE: DUE SOLUZIONI PER GESTIRLA

0
Come molte di voi stanno probabilmente sperimentando, la fatigue è uno dei sintomi più frequenti durante le terapie oncologiche con un impatto importante sulla qualità di vita e sulla capacità di svolgere le normali attività della quotidianità.
National Comprehensive Cancer Network

Definisce la Cancer related Fatigue (CRF) come “un inusuale persistente e soggettivo senso di stanchezza correlato al cancro o alle terapie che interferisce con le normali funzioni”.

Come spieghiamo in questo articolo, la fatigue può e deve essere affrontata, gestita e superata,  con attività fisica e adeguate terapie associate a ossigeno-ozonoterapia. Ma il fattore determinante è la capacità di comunicare serenamente i sintomi e la frustrazione che essi producono, senza inutili e controproducenti pudori. Se taciuta non puo essere curata.

 

FATIGUE VS STANCHEZZA

La Fatigue differisce dalla normale stanchezza in quanto non viene alleviata dal riposo e dal sonno.

I SINTOMI Presenta aspetti soggettivi e oggettivi e coinvolge :fatigue

  • sintomi fisici: come la debolezza muscolare e la stanchezza,
  • alterazioni dell’umore e assenza di motivazione
  • sintomi cognitivi
  • alterazione delle nostre capacità di relazione. ̀

 

 

 

FATIGUE: QUALI LE CAUSE?

Ad eccezione dell’anemia indotta da chemioterapia, i meccanismi responsabili della Fatigue non sono ancora stati definiti ed è particolarmente difficile individuarli, in quanto ciascun paziente oncologico può presentare più di una possibile causa simultaneamente.

E’ quindi fondamentale, di fronte a questi, vincere il pudore che questa condizione suscita e parlarne con il vostro medico per poter avere una corretta diagnosi, seppur per esclusione.

Infatti, la causa delle CRF –fatigue–  sembra, in vari modelli di studio, multifattoriale, con alterazione di più sistemi (asse ipotalamo-ipofisi-surrene, vari neurotrasmettitori come cortisolo, serotonina, oppioidi, ormone della crescita, attività mitocondriale). Questi sistemi si influenzano reciprocamente, ed hanno come comune denominatore uno stato infiammatorio cronico con elevati valori di citochine infiammatorie e l’alterazione dell’apporto di ossigeno al muscolo.

Purtroppo, l’inquadramento clinico della fatigue risulta, come detto, comunque difficoltoso, anche per l’assenza di strumenti per misurarla e, di conseguenza, per stabilire delle linee guida di diagnosi e gestione terapeutica. In questo senso sono state proposte molteplici scale di valutazione.

 

COME INDIVIDUARE I SINTOMI

Di seguito elenchiamo i criteri per la diagnosi di CRF (cancer related fatigue) ICD-10.

I sintomi elencati devono essere presenti quotidianamente o quasi quotidianamente nelle ultime 2 settimane.

  1. Significativa stanchezza, diminuzione dell’energia o aumento del bisogno di riposo sproporzionato rispetto a qualsiasi recente modifica del livello di attività e associato a 5 o più dei seguenti sintomi:
  • stanchezza generale o pesantezza degli arti
  • ridotta capacità di attenzione e concentrazione
  • sensazione di diminuzione della memoria a breve termine
  • diminuzione dell’interesse nelle attività abituali
  • insonnia o ipersonnia
  • sonno non ristoratore
  • sensazione di estremo sforzo per superare l’inattività
  • difficoltà a compiere atti della vita quotidiana imputata al fatto di sentirsi stanchi
  • reazioni emotive forti (tristezza, frustrazione o irritabilità) in relazione al sentirsi stanchi
  1. Stress clinicamente significativo o inefficacia a livello sociale, occupazionale o in altre importanti aree o funzioni
  2. I sintomi non sono correlabili a precedenti disturbi psichiatrici come depressione, disturbo d’ansia etc…

 

COME GESTIRE LA FATIGUE

Proprio per le insufficienti conoscenze sulle origini e sulle cause, associate alla molteplicità dei sintomi, ancora non è stata trovata la terapia standard della fatigue anche se alcuni studi hanno valutato l‘efficacia di varie terapie con risultati per ora non soddisfacenti.

Sono stati tentati approcci terapeutici con cortisonici, eritropoietina alfa, psicostimolanti, integrazione dietetica, con risultati, seppur incoraggianti, ancora non chiari.

 

L’unico dato concorde riguarda i benefici che derivano dall’attività fisica, che va eseguita sotto controllo di uno specialista, con uno schema personalizzato di esercizi.

 

ESEMPIO DI SCHEMA BASE

fatigue
>Iniziare con 5 minuti di camminata, 2 volte al giorno
> Quando sarete in grado di camminare per 5 minuti senza affaticarvi, aggiungere altri 2 minuti
> Continuate ad aggiungere 2 minuti alla vostra attività una volta alla settimana, finché non sarete in grado di camminare 30 minuti ogni volta, fino al raggiungimento di 150 minuti alla settimana suddivisi in 3 giornate.
!Data l’importanza dei sintomi e la grave affaticabilità, questo schema di base, che viene utilizzato per ogni paziente, deve comunque essere adattato dallo specialista al paziente. Questo è importante per evitare un peggioramento della sintomatologia e la comparsa di algie (dolori).

 

Un ulteriore approccio terapeutico che sembra dare risultati incoraggianti, è l’ossigeno-ozono terapia sistemica. Questa terapia, non alternativa, ma complementare alle altre terapie, nella maggior parte dei casi, mostra significativi miglioramenti nella CRF, a volte anche definitivi.

 

IN COSA CONSISTE L’OZONOTERAPIA?

La terapia è basata sulla reinfusione al paziente di sangue arricchito con miscela di ossigeno-ozono a precise concentrazioni. Il protocollo, che viene valutato da un medico abilitato alla ossigeno-ozono terapia,  prevede, in genere, una somministrazione settimanale, eseguibile in ambulatorio.

I BENEFICI

L’infusione di ozono:

  • fatiguemigliora la circolazione e l’apporto di ossigeno ai tessuti
  • aumenta la concentrazione di emoglobina ossigenata nel sangue
  • allevia il dolore muscolare e articolare
  • corregge l’eventuale alterazione immunitaria dovuta a infezione
  • corregge lo stress ossidativo cronico incrementando il sistema antiossidante
  • induce uno stato di benessere generale
  • riduce la sensazione di spossatezza
  • migliora la memoria e la capacità di concentrazione, senza alcun effetto collaterale.

 

I gruppi di studio e di applicazione dei professori Bocci –Università di Siena, Franzini -Presidente Società Ossigeno-ozono terapia con sede a Gorle-Bergamo e Tirelli-Divisione Oncologia Medica, Ist. Nazionale Tumori di Aviano, applicano attualmente questa terapia con successo e riscontro positivo da parte dei pazienti.

 

CENTRI A CUI RIVOLGERSI:

  • Centro di riferimento Oncologico: Divisione di oncologia medica, Via F . Gallini  2, Aviano (PD)
  • Reparto malattie infettive, Ospedale Santissima Annunziata, Chieti
  • Unità Operativa Universitaria di Reumatologia, Ospedale Santa Chiara, Pisa
  • Dipartimento di Clinica e Terapia Applicata, Div. Reumatologia, Policlinico Umberto I, Roma
  • Centro di Medicina Preventiva, Via Germania 20, Verona
  • Divisione di Neurologia, Policlinico di Bari
  • SIOOT, Ossigeno Ozono Terapia, Via Roma 7, Gorle-Bergamo

 

ASSOCIAZIONI ITALIANE


Luisa Scaglia, Medico chirurgo

Ultimo aggiornamneto 11/05/2017

Share.

CONOSCIAMOCI MEGLIO

PROFESSIONE:
COMPETENZE: