ragazza che fa chemioterapia e porth-a-cath

In questa parentesi parleremo del catetere venoso Port-a-Cath, più comunemente conosciuto come port, dispositivo medico utile a chi sta seguendo o dovrà iniziare la chemioterapia. Cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta, sottolineandone benefici, possibili effetti collaterali e, soprattutto, cercando di trovare soluzioni per rendere la vita di chi lo indossa più serena possibile.

Cos’è il catetere Port-a-Cath?

Il Port-a-Cath è un disposotivo medico (definito catetere venoso centrale impiantato), che viene utilizzato per terapie oncologiche a lungo termine, che necessitano una somministrazione stabile e duratura di farmaci per via endovenosa (come chemioterapia, antibiotici, nutrizione parenterale, ecc.). È inoltre molto utile per effettuare esami del sangue.
Il port, costituito da materiale biocompatibile, solitamente silicone, viene inserito sottocute con intervento chirurgico in anestesia locale e può rimanere sul posto settimane, ma anche mesi o anni, a seconda delle esigenze. È estremamente utile per le persone immunocompromesse che ricevono trattamenti oncologici, ed evita punture frequesnti riducendo sensazioni di disagio e dolori.

Com’è fatto il catetere Port-a-Cath?

Il Port-a-Cath impiantabile è formato da due parti:

  • Il catetere che è un tubo sottile, morbido e flessibile realizzato in poliuretano o silicone. Un’estremità del tubo viene inserita in una vena grande nella zona del torace. L’altra estremità è posizionata sottopelle nella parte destra del petto. Esistono diversi tipi di cateteri: quelli a lumen singolo, i più comuni, adatti a chi sta seguendo una terapia endovenosa programmata e i cateteri a doppio lume o triplo lume, che si dividono in 2 o 3 estremità separate e permettono di ricevere più di 1 trattamento alla volta (come somministrazione di farmaci, chemioterapia, nutrizione parenterale, ecc.).
  • Il port, ovvero è un reservoir/camera ampia dai 2 ai 4 cm di diametro che si trova sotto la pelle nella parte superiore del torace e si collega al catetere. Una volta impiantato, sarà possibile vedere e sentire una piccola protuberanza sotto la pelle. Per somministrare il trattamento, il port viene utilizzato introducendo un ago speciale (l’ago di Huber o Gripper) attraverso la pelle direttamente sopra il port.

Funzione dell’ago di Huber

Come descritto in precedenza, l’ago di Huber è un ago speciale, dalla punta smussata, realizzato appositamente per consentire diverse accessi al port-a-cath senza correre il pericolo di lacerare il silicone.
Il deflussore dell’ago di Huber viene di solito riempito con soluzione fisiologica e, una volta che l’ago è in sede, viene fissato il tempo necessario per la procedura richiesta.
Prima della rimozione dell’ago, invece, viene effettuato un lavaggio della camera con soluzione fisiologica.

Procedura di posizionamento del Port-a-Cath

Pic: Cleveland Clinic

Il posizionamento del port avviene in anestesia locale con intervento rapido (circa 30-60 min) e indolore. Per inserire il port viene eseguita una incisione di 3 cm circa.
Il sistema viene inserito solitamente in una “tasca” sotto la clavicola, all’altezza dei muscoli pettorali, e sarà visibile solo in piccola parte (un’area in rilievo di 3 cm circa). La ferita verrà chiusa con punti di sutura e il catetere sarà così totalmente impiantato. Una radiografia serve a monitorare l’imaging post-operatorio e confermarne il corretto posizionamento.
Nei primi giorni successivi alla procedura, si potrebbe provare fastidio o disagio nel sito di inserimento, che può essere gestito con farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS).
Si potrà fare il bagno o la doccia una volta che la ferita sarà guarita. Finché la ferita non sarà rimarginata è bene evitare qualsiasi sforzo fisico.

Quali sono i benefici dei cateteri per la cura del cancro?

I cateteri possono avere numerosi vantaggi e sono utilizzati per:

  • Ridurre il numero di volte in cui il team sanitario necessita di effettuare prelievi o somministrazioni di farmaci, soprattutto in caso di chi ha vene troppo piccole o danneggiate
  • Ridurre il rischio di fuoriuscita di farmaci all’esterno della vena
  • Evitare sanguinamento o formazione di lividi, per esempio se si ha una bassa conta piastrinica
  • Effettuare trasfusioni di sangue o più di 1 trattamento alla volta
  • Garantire chemioterapia domiciliare in totale sicurezza

Possibili effetti collaterali

Alcuni rischi di utilizzare cateteri e porte durante il trattamento del cancro possono essere:

  • la formazione di coaguli,
  • traumi accidentali come strappi o lacerazioni,
  • fuoriuscita di liquidi,
  • malfunzionamento del port,
  • reazioni allergiche,
  • potenziali infezioni

E’ importante avvertire subito il medico in caso di rossori, gonfiore, sensazione di calore, febbre, mancanza di respiro, vertigini o dolori persistenti.
Meno comuni, invece, il rischio di torsione del catetere sotto la pelle o di catetere in movimento.

Dopo l’inserimento del Port-a-Cath

Il Port-a-cath, quindi, non altera la qualità di vita, ma sono necessari alcuni piccoli accorgimenti generali come evitare l’uso di borse a tracolla o zaini pesanti proprio in corrispondenza del dispositivo.

Si potrà indossare le cinture di sicurezza in auto, praticare attività fisica moderata e nuoto. Inoltre, grazie alla composizione del port e del catetere si potrà eseguire tutti gli esami radiologici.

Prendersi cura quotidianamente del proprio catetere riduce il rischio di complicazioni. È molto importante prestare attenzione alla parte che si trova all’esterno della pelle e all’area circostante, lavando il catetere con liquido sterile ogni giorno. La procedura è solitamente spiegata dal proprio medico.

Le principali accortezze da seguire sono:

  • Lavarsi sempre le mani prima di toccare il catetere
  • Seguire le istruzioni per pulire l’area e cambiare la benda regolarmente
  • Non fare entrare l’aria all’interno del catetere, assicurandosi che la parte superiore o i morsetti siano stretti adeguatamente
  • Non bagnare con acqua il catetere

Durata dell’impianto

Si può convivere con il Port-a-Cath anche per tempi molto lunghi, fino a 10 anni. Il dispositivo garantisce fino a 3.000 utilizzi con iniezione, che deve avvenire in sterilità tramite ago di Huber.

Cosa significa convivere con il Port-a-Cath?

Vi raccontiamo la storia di Gaia Ilaria, 52 anni, nata a Bergamo ma da più di 10 residente a Parma dove lavora a leshivaghe, centro benessere che propone massaggi rilassanti e rigeneranti, yoga, meditazione e incontri per migliorare il proprio stato psico-fisico.

Viene operata con intervento di quadrantectomia per un tumore al seno.

Da quanto tempo convivi con il Port-a-Cath?

“Da 2 anni e mezzo circa. Mi hanno impiantato il port in anestesia locale. Nel mio caso, essendo stata operata al seno destro, l’impianto è stato inserito a sinistra nella giugulare per scelta dei medici durante l’intervento. Ho finito le cure da qualche mese ma non so ancora quando lo toglierò, poichè dovrò affrontare un altro intervento.”

Come hai vissuto i primi tempi successivi all’intervento? Ti sei mai sentita a disagio nell’indossarlo?

“All’inizio sì. Mi faceva una certa impressione, per esempio, dormire sul lato dove c’è il port, perché lo sentivo e avevo paura si muovesse o potessi causare delle complicazioni. Poi ho la fobia degli aghi, quindi ogni pulizia o prelievo non sono semplici. Devo dire però che con il tempo sono migliorata, anche grazie ad un’infermiera molto competente ed empatica che mi ha insegnato alcuni “trucchetti”, come inspirare con la pancia e non con il petto durante il prelievo, per evitare che l’ago si muova, e guardare sempre in faccia o parlare con chi effettua il prelievo. Io invece, come molti, tendevo a chiudere gli occhi o non guardare.
Ho scoperto anche recentemente che, per qualsiasi prelievo, conviene porgere il braccio opposto a quello in cui è stato impinatato il port.”

E’ vero che l’operazione e la successiva “convivenza” con il port sono indolore?

“Sì, devo dire che, almeno nel mio caso, non ho avuto nessun dolore legato al port. Solo all’inizio, proprio nei giorni successivi all’intervento, sentivo di avere “qualcosa” sotto il seno che, ovviamente, andava toccato con attenzione, ma per il resto ci convivo tranquillamente.”

Ti crea altri disagi o complicazioni nella vita di tutti i giorni? Per esempio nella scelta dell’abbigliamento? O nell’esposizione al sole o nel fare il bagno a mare?

“Direi di no. Avendolo sottopelle non ho problemi ad andare al mare e stare in costume da bagno. Certo, quando mi espongo al sole devo necessariamente mettere una crema ad alta protezione su tutta la zona. Subito dopo l’intervento mi era stato consigliato di coprirlo col domopak se avessi voluto fare una sauna o l’idromassaggio. Rispetto all’abbigliamento, non mi sento limitata e non ho problemi ad indossare abiti scollati, le persone non lo notano.”

Hai riscontrato cambiamenti nel tuo corpo, per esempio per quanto riguarda la cute nella zona attorno al port, che ti hanno costretta a cambiare la tua skincare?

“No, nessun grande cambiamento. Ho una cicatrice, ovviamente, sulla parte operata ma nulla di più. L’unico fastidio è stato causato da alcuni cerotti, troppo aggressivi che portavano via anche la pelle durante la medicazione. Da allora lo faccio sempre presente e l’infermiera utilizza cerotti più adatti a pelli sensibili.”

Quali consigli ti sentiresti di dare a chi dovrà impiantarlo?

“Non avere paura di chiedere, fare più domande possibili ai medici, perché solo l’informazione può togliere la paura che io stessa ho avuto, soprattutto all’inizio.”

Gaia e Tita nel centro Le Shivaghe


Team Fraparentesi

Biografia – Cancer net; Cleveland Clinic

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