linfangite linfedema braccio

Tra i vari accorgimenti che bisogna avere quando si ha il linfedema, ci sono anche quelli per ridurre il rischio di linfangite. Cosa provoca questa infezione? E come evitarla e trattarla? Ne abbiamo parlato con la Dott.ssa Stella Maris Glowinski, Massofisioterapista.

Linfangite: di cosa si tratta, sintomi e cause

Il nostro corpo è attraversato da tanti piccoli canali, come le vene e le arterie, deputati al funzionamento dell’organismo. Tra questi ci sono anche i vasi linfatici che hanno il compito di drenare la linfa (un mix di liquidi, proteine e altre sostanze) dai tessuti.

La linfangite è un’infezione batterica dei vasi linfatici che si presenta a seguito di abrasioni, ferite o infezioni concomitanti, come le micosi. I sintomi della linfangite sono vari e comprendono: rigonfiamento improvviso dell’arto, febbre, dolore all’arto, sensazione di calore, rossore che si può presentare anche in forma di strisce o a chiazze lungo tutto l’arto, stanchezza, linfonodi gonfi e brividi

Alla base della linfangite ci sono degli agenti patogeni, ovvero microrganismi esterni (soprattutto spesso da Streptococcus pyogenes o Staphylococcus aureus) che causano l’infiammazione. Questi patogeni entrano nei vasi linfatici attraverso: 

  • bruciature;
  • punture d’insetti o di spine;
  • prelievi del sangue dall’arto;
  • traumi
  • tagli

Se non trattata, la linfangite può evolvere in complicanze come ascessi o setticemia.

Hai il linfedema? Attenzione al rischio di linfangite

Chi ha il linfedema al braccio – patologia spesso associata a interventi di mastectomia e quadrantectomia con dissezione ascellare o radioterapia- deve fare particolare attenzione al rischio di linfangite, anche per evitare che si cronicizzi. Stessa indicazione per chi ha il linfedema all’arto inferiore.

Per questo, è importante seguire alcune precauzioni come:

  • proteggere il braccio dal sole;
  • non trasportare carichi pesanti;
  • non tenere il braccio piegato per molte ore (ad esempio per scrivere al computer) e agevolare invece lo scorrimento della linfa con il movimento muscolare;
  • indossare i guanti quando si fanno le pulizie e non usare detersivi troppo a lungo per escludere il rischio di dermatite (che può, a sua volta, trasformarsi in linfangite);
  • fare attenzione ai trattamenti estetici delle mani: verificare sempre che gli strumenti siano stati opportunamente disinfettati;
  • non tenere il braccio bagnato sotto il sole, neanche quando è protetto da indumenti bagnati, per evitare che diventi caldo;
  • disinfettare sempre le ferite per ridurre il rischio di infiammazione.

Nonostante le attenzioni consigliate, può presentarsi un’infezione senza neanche accorgersi del motivo, basti pensare a un’innocua puntura di un insetto. Quindi è buona norma portare sempre con sé (soprattutto se si è lontani da casa, per esempio all’estero in vacanza), una crema antinfiammatoria allo zinco e un antibiotico ad ampio spettro da utilizzare in caso di infezione (previo parere del medico).

trattamento linfangite linfedema al braccio

Come trattare la linfangite

Se si presentano alcuni di questi sintomi è necessario chiamare il medico che prescriverà degli antibiotici e degli antinfiammatori o delle creme antinfiammatorie per l’applicazione locale in modo tale che si possa eliminare questa infezione il prima possibile. Cercare di risalire alla causa scatenante è importante per individuare la terapia più giusta.

Quando l’infezione rientra, e a volte ci possono volere parecchie settimane, è consigliabile contattare un fisioterapista (sempre previa autorizzazione dell’oncologo curante o di un fisiatra), per trattare il linfedema con percorsi personalizzati di linfodrenaggio, bendaggi e mobilizzazione. È molto importante infatti cercare di tenere l’arto attivo per eliminare le scorie dell’infiammazione, evitare che si creino depositi nel tessuto e ridurre il gonfiore.
Inoltre, sempre quando l’arto è asintomatico, è possibile applicare creme antinfiammatorie o nutrienti per idratarlo.

A volte la linfangite viene confusa con la flebite ed è utile eseguire un ecocolordoppler per escludere che si tratti di flebite e di rischio di trombosi che vanno trattati diversamente.

La nutrizione: alleato contro l’infiammazione

Dopo un’infiammazione, è importante avere cura del proprio corpo e seguire un’alimentazione leggera ed equilibrata. Meglio escludere dalla dieta cibi troppo pesanti o calorici come peperoncino e caffè, che rischiano di acuire l’infiammazione; e preferire invece frutta e verdura di stagione in modo da non sovraccaricare il sistema linfatico con cibi e bevande inadatti

In ogni caso, è sempre buona regola per chi è in terapia oncologica e in follow up rivolgersi a un nutrizionista oncologico per farsi guidare nelle scelte alimentari più appropriate.

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Stella Maris

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