
Aprendo questa parentesi abbiamo pensato a tutte le persone che si trovano ad affrontare il tumore di una persona cara a distanza e a cercare il modo per darle sostegno.
La distanza fisica: emozioni in subbuglio
Quando una persona cara ci comunica di aver ricevuto una diagnosi di tumore, sperimentiamo tutta la nostra impotenza. Impotenti per la diagnosi in sé. Impotenti per la lontananza geografica, che amplifica il dispiacere per non essere lì a sostenerla.
Queste emozioni, comprensibili, non devono però condizionare il nostro atteggiamento e il nostro comportamento. Ecco qualche consiglio pratico.
Non pensate: “sono lontano quindi non posso fare nulla se non qualche telefonata”
Anche se concretamente quello che potrete fare saranno “solo” telefonate, ciò che fa la differenza sono la disponibilità all’ascolto, la sollecitudine, l’affetto che si trasmettono anche in questi momenti.
Siate costanti nel rapporto
E’ importante che i contatti non si limitino esclusivamente al momento della diagnosi o dell’inizio delle terapie, ma che vengano mantenuti anche durante il percorso di cura.
Non siate monotematici
Fate in modo che le conversazioni non abbiano come tema esclusivo la malattia e le cure, ma anche ciò che riguarda voi, la vostra quotidianità e la vostra vita.
Non temiate di essere invadenti
Spesso questo timore nasconde più una difficoltà personale nell’affrontare e nel dare sostegno alla persona cara che sta vivendo una diagnosi di tumore.
Piuttosto, l’invadenza si ha quando si vuole sapere come sta vivendo l’altra persona per curiosità più che per sincero interesse. Quando non si rispetta la voglia dell’altro di non parlarne, il suo diritto alla riservatezza.
Come accorciare le distanze?
Tutto dipende dalla relazione che avete con la persona cara.
Se si ha un rapporto intimo
Se è un genitore, un fratello o sorella, ma anche un caro amico o un parente con cui si ha un rapporto intimo, visite e telefonate saranno frequenti o quotidiane.
Nel caso delle visite, è comunque utile tenere a mente alcuni accorgimenti. Probabilmente in caso di un genitore malato alloggeremo a casa sua, che magari è stata quella della nostra infanzia.
In caso di un altro parente o amico, magari con una propria famiglia, è meglio organizzarci psicologicamente e operativamente in modo da avere spazi e momenti di autonomia. In questo modo non si graverà sulla persona che vogliamo sostenere. Valutate se sia opportuno essere ospitati a casa della persona cara, o se possa costituire un ulteriore impegno e motivo di affaticamento.
Scegliete i momenti giusti per starle vicino
Altrettanto, bisognerà scegliere i momenti in cui stare con la persona cara. Quando possibile, potrete accompagnarla durante le terapie, se lo desidera. Qualunque sia il momento, rispettate le esigenze fisiche ma anche il bisogno di stare per conto proprio, o altri impegni che la persona cara può avere.
Insomma, la presenza non va mai imposta. Né la persona cara si deve sentire in dovere di stare sempre con voi, di non lasciarvi soli, di organizzare il tempo o gli incontri con conoscenze comuni.
Se non non si ha un rapporto stretto
Nel caso, invece, di parenti o amici più “alla lontana”, la visita andrà valutata con maggiore attenzione. Per esempio, potrebbe essere più opportuno fare una visita quando la persona sta meglio, così che i momenti più difficili vengano condivisi con le persone più vicine e intime.
E’ importante che ognuno valuti con lucidità la relazione attuale con la persona malata. Può capitare che sull’onda della partecipazione emotiva a quello che sta accadendo, le si voglia stare molto vicini, quando magari la relazione consiste in qualche telefonata e messaggio. Se così fosse, non è opportuno accorciare le distanze a causa della malattia fin da subito. Un maggiore avvicinamento, se ci sarà, dovrà essere graduale e legato al sentirsi più frequentemente per la malattia, ma non esclusivamente per quella. In ogni caso, contatti più sporadici ma in sintonia con la natura della relazione, che siano sinceri e partecipati, sono comunque assai graditi.
Telefonate ma anche messaggi, email; scegliete il modo più adatto
Anche le nuove tecnologie possono venire in aiuto. Oltre alle telefonate si possono usare:
- i messaggi. Sono meno impegnativi di una telefonata ma permettono comunque di mantenere il contatto e manifestare vicinanza. Si possono inviare un semplice “come stai” o “come va” quasi quotidianamente. Si possono accompagnare i messaggi con immagini
- chat di gruppo, della famiglia o di amici. Un modo per condividere e raccontare quello che accade, rendendo tutti partecipi della quotidianità che non è solo malattia
- mail, se si sente di scrivere un discorso più lungo e articolato
Anche i social network possono essere d’aiuto, anche per condividere progetti o attività.
Al di là degli strumenti e dei mezzi di comunicazione, ciò che importa è avere in mente l’altra persona. Se possibile condividete anche la progettualità, sia di qualcosa che vi accomuna che di quello che riguarda voi. Se avete in comune una passione, la cucina, l’arrampicata o qualsiasi altra cosa, saranno una buona occasione di condivisione. Tutto sempre nell’ottica del “lo faremo insieme, ci andremo insieme, ecc.”, così che lo scambio si mantenga vivo nonostante la distanza fisica.
Qualsiasi altra idea abbiate per essere vicini fisicamente, anche solo per un breve periodo, tenendo conto della vostra situazione (tempi, risorse economiche, ecc), tenetela in considerazione. La vicinanza emotiva, e anche fisica, è ciò che aiuta a sentirsi meno soli in qualsiasi situazione si stia vivendo.
Tumore e sostegno oltre la distanza fisica
Fate tesoro di questi consigli e agite sempre tenendo a mente l’altra persona con le sue peculiarità ed esigenze. E ricordate sempre che, come ci ricorda il titolo di un libro, “nessun luogo è lontano” per chi ha costruito una relazione profonda e colma di affetto. Sono fiduciosa che ognuno, nonostante la lontanza fisica, saprà trovare il proprio modo di dare il giusto conforto e sostegno al proprio caro/a.
Fraparentesi in collaborazione con la Dr.ssa Maura Mazzola – Psicologa e Psicoterapeuta
Ultimo aggiornamento 03/09/2018
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