PRESTAZIONI PREVIDENZIALI: LA PENSIONE DI INABILITÀ TOTALE

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Apriamo un aparentesi sulla pensione di inabilità totale e su tutto ciò da sapere.

PENSIONE DI INABILITA’ TOTALE: COS’E E A CHI SPETTA?

La pensione di inabilità è una prestazione economica riconosciuta a chi è riconosciuta una inabilità lavorativa totale (100%) e permanente (invalidi totali), e che si trova in stato di bisogno economico.

Il lavoratore dipendente, autonomo o parasubordinato iscritto all’INPS, ha diritto alla pensione di inabilità totale a condizione che:

  1. sia affetto da infermità fisica o mentale tale da provocare l’assoluta e permanente incapacità a svolgere qualunque attività lavorativa;
  2. sia iscritto all’INPS da almeno 5 anni;
  3. abbia un’anzianità contributiva di almeno 5 anni (260 contributi settimanali), anche non continuativi di cui almeno 3 anni (156 settimane) versati nel quinquennio precedente la domanda di pensione.

LIMITI E CARATTERISTICHE

  • è incompatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa dipendente
  • è incompatibile con l’iscrizione agli albi professionali, o agli elenchi degli operai agricoli e dei lavoratori autonomi quali artigiani, commercianti, coltivatori diretti. Quindi ne può beneficiare solo chi non è più in grado di lavorare
  • non è cumulabile con le rendite vitalizie erogate dall’INAIL in caso di infortunio sul lavoro o malattia professionale, o con le provvidenze assistenziali per invalidità civile se è riferito alla stessa causa
  • è reversibile ai superstiti
  • differisce dall’assegno ordinario di invalidità per la totale e permanente incapacità della persona di lavorare (rispetto alla diminuita capacità di un terzo dell’assegno di invalidità)

PENSIONE DI INABILITA’ TOTALE: COME RICHIEDERLA

La domanda deve essere presentata all’INPS esclusivamente per via telematica allegando la certificazione medica modello SS3 (che vi darà il vostro medico curante di base). Potete presentare domanda in due modi:  

  • attraverso il sito INPS, usando il codice PIN, richiedibile on line
  • chiedendo aiuto ad un consulente del lavoro o ad un patronato

I DOCUMENTI NECESSARI

Per poter inoltrare la richiesta per l’assegno ordinario di invalidità dovete già essere in possesso di:

  1. cartella medica dell’ospedale con l’esame istologico
  2. del certificato medico/richiesta del vostro medico curante.

Una volta ricevuta la richiesta in circa 2 settimane l’INPS vi inviterà ad un colloquio per le verifiche, prima di confermare l’invalidità.

PRESENTAZIONE DEL RICORSO IN CASO DI DOMANDA RESPINTA

Se la domanda per ottenere l’assegno ordinario di invalidità è respinta, l’interessato può presentare ricorso amministrativo al Comitato Provinciale dell’INPS.

Direttamente online entro 90 giorni dalla data di ricevimento della notifica del provvedimento. Cioè decorsi 120 giorni dalla data della domanda senza che l’Istituto si sia pronunciato.

Coloro che non sono muniti del codice PIN possono rivolgersi a:

  • enti di patronato
  • soggetti abilitati per l’impugnazione del provvedimento
  • avvocato di fiducia abilitato alla trasmissione dei ricorsi per i propri clienti.

Il Comitato Provinciale dell’INPS deve pronunciarsi entro 90 giorni dalla presentazione del ricorso. In caso di parere sfavorevole o di mancata risposta allo scadere del suddetto periodo, l’interessato può rivolgersi ad un avvocato di fiducia per ricorrere alla sezione lavoro e previdenza del Tribunale del luogo di residenza.

Dal 1° gennaio 2012 il giudizio deve essere preceduto da un’istanza di accertamento tecnico-preventivo. Questa istanza deve essere presentata alla sezione lavoro e previdenza del Tribunale territorialmente competente tramite un avvocato.

L’accertamento tecnico-preventivo è una fase preliminare alla “causa” vera e propria e ha lo scopo di verificare la condizione sanitaria dell’interessato. Il giudice nomina un medico legale, che può essere affiancato dai medici legali nominati dall’INPS e dall’interessato.

Il medico legale, esaminata la documentazione sanitaria ed eventualmente visitato l’interessato, presenta al Tribunale una relazione.

  • PARERE FAVOREVOLE: se il suo parere è favorevole e non vi sono contestazioni, l’INPS deve procedere al pagamento delle prestazioni dovute entro 120 giorni dalla notifica del provvedimento emanato dal giudice;
  • PARERE CONTRARIO: in caso contrario, il ricorso giudiziale deve essere presentato in Tribunale entro 30 giorni dal deposito delle contestazioni. Il ricorso al giudice deve essere presentato entro e non oltre 3 anni dalla comunicazione del diniego o dalla data di scadenza del termine (90 giorni) entro cui il Comitato Provinciale dell’INPS avrebbe dovuto emettere una decisione.

BENEFICI E TEMPISTICHE

La decorrenza della pensione di inabiltà totale varia a seconda delle circostanze:
• se la domanda è presentata dopo aver smesso di lavorare, decorre dal mese successivo a quello di presentazione domanda;
• se la domanda è presentata quando ancora si lavora, decorre dal mese successivo a quello di cessazione dell’attività lavorativa o dalla cancellazione dagli elenchi dei lavoratori autonomi.

All’atto del primo pagamento l’INPS versa, tutti gli arretrati e i relativi interessi, mentre i pagamenti successivi sono mensili e dura fino a quando persiste la patologia e al raggiungiomento dell’età pensionabile.

PENSIONE INABILITA’ TOTALE: NOVITA’ ANNO 2020

Per l’anno 2020 l’importo della pensione è di 286,81 euro e viene corrisposto per 13 mensilità. Il limite di reddito personale annuo è pari a 16.982,49 euro.

A partire dalla rata di novembre 2020, l’Inps ha messo in pagamento il cd. “incremento al milione” sulle pensioni di inabilità ai soggetti maggiorenni riconosciuti invalidi civili totali, ciechi civili assoluti o sordi e titolari di pensione, e ai titolari di pensione ex lege 222/1984.

Si tratta di un incremento fino a 651,51 euro per 13 mensilità che, per gli invalidi totali, ciechi assoluti e sordi titolari di prestazioni di invalidità civile e in possesso dei requisiti di legge, viene riconosciuto in automatico, con decorrenza dal 20 luglio 2020. Queste persone, quindi, non devono presentare nessuna domanda.

Per avere diritto alla maggiorazione la legge prevede una soglia di reddito
annuo personale pari a 8.469,63 euro (che sale a 14.447,42 euro, cumulato con il coniuge, nel caso in cui il soggetto sia coniugato).

 


Avv. Antonella Carbone – Avvocato del lavoro

Ultimo aggiornamento 23/09/2020

 

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