viaggiare in estate con il tumore

L’estate è sinonimo di libertà, relax e nuovi orizzonti. Ma per chi ha un tumore, programmare una vacanza può sembrare una sfida fatta di incertezze e timori, al punto che a volte si è tentati di rinunciare a un viaggio sognato da tempo, a una gita in compagnia. O persino ad andare a quel concerto o a visitare quella mostra speciale lontana chilometri da casa, insomma a una sana e allegra parentesi di vita quotidiana.

La buona notizia è che, con un po’ di organizzazione e qualche accorgimento, anche chi affronta un percorso oncologico può godersi una meritata pausa, tra una visita e l’altra ma anche tra una terapia e l’altra. Ricordiamoci infatti che è possibile anche “negoziare” con i nostri oncologi alcune date e/o destinazioni ed attività perché il nostro benessere mentale è funzionale a sopportare meglio le terapie.

Ecco una guida chiara e rassicurante per pianificare al meglio la vacanza estiva, perché a volte si è anche troppo stanchi per pensare a come aggirare gli ostacoli e a come prevenire eventuali rischi.

Destinazioni consigliate e da valutare attentamente

La scelta del luogo è importante. Preferisci mete tranquille, con strutture sanitarie facilmente raggiungibili e un clima non estremo.

Tra i paesi consigliati ci sono, ad esempio:

  • Italia (zone di mare come Toscana, Puglia, Liguria): qualità sanitaria elevata, facilità di spostamento e clima mite;
  • Spagna (isole Canarie o Costa del Sol): strutture turistiche attrezzate e buon sistema sanitario;
  • Portogallo: accessibile, clima temperato e ottima accoglienza;
  • Austria o Alto Adige: perfetti per chi preferisce la montagna e temperature più fresche;
  • L’Europa in generale, che sia mare o città d’arte, non presenta particolari ostacoli.

Da valutare, anche chiedendo parere agli oncologi:

  • Paesi con clima eccessivamente caldo o umido (es. Sud-est asiatico in estate);
  • Paesi in cui le condizioni igieniche o la cultura alimentare o alcuni cibi possono provocare diarrea o nausea, anche con febbre e rischio di disidratazione;
  • Paesi in cui è necessaria una profilassi;
  • Zone con infrastrutture sanitarie carenti;
  • Regioni soggette a lunghi voli o con fusi orari importanti, che possono aumentare lo stress fisico, ad esempio per chi ha un linfedema.
  • Se porti con te dei farmaci, paesi in cui è difficile conservarli a temperature adeguate o in cui alcuni medicinali possono essere considerati contro le leggi locali.

È preferibile evitare invece:

  • Le vacanze in barca, durante la chemioterapia e la radioterapia: l’esposizione al sole è intensa e l’acqua amplifica i raggi con il suo effetto riverbero. Un giorno può andare bene con le dovute precauzioni, ma una settimana intera no. Meglio destinazioni fresche e ombreggiate, come i Fiordi, piuttosto che luoghi molto assolati come i luoghi di mare nel Mediterraneo.

Questo significa che per un po’ bisogna dimenticare mete esotiche e viaggi avventura? Ni. Se si sceglie con buon senso, non ci sono grandi proibizioni. Ad esempio l’India, non è solo caldo afoso, caos e rischio dissenteria ad ogni pasto.

“Io sono andata 2 volte e non ho avuto nessun problema ma una rigenerazione emotiva che mi ha sostenuto nelle terapie per almeno i 6 mesi successivi.
La prima volta a 39 anni al termine di una chemioterapia che mi aveva spossata al punto che nelle passeggiate nei boschi mi superavo i vecchietti con il bastone. E stavo iniziando una nuova ormonoterapia. Sono stata 2 settimane in Kerala a fare yoga, detox e trattamenti ayurvedici immersa in un giardino tropicale fronte oceano: la pace.
E ancora l’anno scorso, in chemioterapia: Delhi, Rishikesh, Chandighar e poi Himalaya, con clima e tempi decisamente più dolci che durante il tour e giornate scandite da yoga alle 6 del mattino e meditazioni serali, trattamenti ayurvedici, dieta vegetariana, un tuffo in piscina e tanta tanta serenità e calma per mente e spirito. Sicuramente la sicurezza in più mi è stata data dai miei amici e organizzatori del viaggio di Aima Ayurveda che, medico ayurvedico lei e terapista lui, ci hanno sempre tenuto lontani da possibili disagi”.

Ecco, perché non prendere in considerazione un retreat yoga, meditazione, detox per una vacanza, anche vicino a casa, ma diversa nel rispetto del corpo e dell’anima?

Assicurazione di viaggio: un alleato importante

In caso di problemi di salute possiamo avere accesso ai pronto soccorsi in Italia, fuori dalla regione in cui siamo residenti, ma anche in Europa con la nostra tessere sanitaria. Tuttavia, in altre aree geografiche, dagli Stati Uniti all’India passando per il Marocco, è necessario e molto molto raccomandato partire con la tranquillità di aver stipulato un’assicurazione sanitaria. Ovviamente non per immaginare ricoveri ospedalieri collegati alla nostra specifica situazione oncologica, tant’è che non tutte le polizze standard coprono situazioni legate a malattie pregresse (per quanto sia comunque importante verificare se l’assicurazione copre patologie oncologiche).

L’assicurazione sanitaria all’estero è importante anche e soprattutto per gestire urgenze che in viaggio possono capitare a chiunque senza dover spendere migliaia di euro ad esempio per un esame del sangue.

Quindi è importante scegliere un’assicurazione che includa il rimpatrio sanitario e l’assistenza h24; informarsi in anticipo sulle modalità di rimborso delle cure mediche all’estero (soprattutto fuori dall’UE). Alcune compagnie (come Globy Rosso di Allianz, e Europ Assistance) offrono polizze specifiche per chi ha patologie croniche: vale la pena spendere qualche euro in più per viaggiare in tranquillità.

Cosa portare in valigia: essenziale e mirato

Oltre ad abiti leggeri e costumi da bagno, chi è in cura o ha terminato da poco le terapie dovrebbe prevedere:

  • farmaci abituali, in quantità sufficiente per tutta la durata della vacanza più qualche giorno extra (potresti decidere di fermarti qualche giorno in più a goderti la vacanza o potrebbe verificarsi uno sciopero improvviso dei mezzi di trasporto che ti costringa a ritardare il rientro a casa… non si sa mai!);
  • una lettera del medico curante (meglio se in inglese se vai all’estero), che elenchi la diagnosi e le terapie in corso;
  • creme solari ad alta protezione (50+), particolarmente importanti se si stanno assumendo farmaci fotosensibilizzanti come quelli usati in chemioterapia;
  • foulard o cappello per proteggere la testa e la pelle dal sole;
  • thermos o borraccia termica, per mantenere l’idratazione costante durante gli spostamenti;
  • dispositivi medici (ad esempio pompe infusionali portatili, stomie, ecc.) e tutto il necessario per la loro gestione;
  • medicinali per contenere attacchi di diarrea e antibiotici utili, ad esempio, per correre ai ripari in caso di linfangite;
  • la guaina compressiva per il linfedema da indossare per tutte le ore di viaggio soprattutto in aereo;
  • la disability card europea: una tessera che serve a ottenere ingressi gratuiti o sconti in musei, cinema, teatri, parchi e giardini storici, ma anche per tasse locali e per i mezzi di trasporto secondo la legislazione nazionale dei paesi dell’Unione Europea. Può essere richiesta dalle persone che hanno una disabilità media, grave o che non sono autosufficienti e si ottiene facendo domanda sul portale dell’INPS.

Farmaci e terapie: cosa sapere prima di partire

Porta con te una scorta completa di farmaci, in confezioni originali e con le ricette. Ma anche creme abituali, per esempio quelle all’urea per contrastare gli effetti della sindrome mani piedi o i colluttori per le afte. Meglio non dover perdere tempo ed energie a cercare di farsi capire in una pseudo farmacia ai bordi del deserto!

Dividi i medicinali in due bagagli diversi, per sicurezza in caso di smarrimento. Ma in volo portali sempre con te in cabina e non spedirli in stiva. Se hai bisogno di conservare farmaci in frigo (es. alcuni iniettabili), usa borse frigo da viaggio con ghiaccioli refrigeranti.

Alcuni medicinali, come punture di eparina o insulina, possono essere dichiarati al check-in in modo da poterli portare a bordo senza ulteriori controlli.

Informati in anticipo su farmacie e strutture sanitarie locali. Se sei in terapia ospedaliera, confrontati con il tuo oncologo: in molti casi è possibile programmare le sedute in modo da lasciare qualche giorno libero per viaggiare.

Cura della parrucca e del look al mare

Chi usa una parrucca spesso si chiede se e come usarla in spiaggia. Ecco i nostri consigli. Evita di indossarla sotto il sole diretto: il calore può danneggiarla e aumentare la sensazione di disagio dovuta al caldo. In spiaggia, opta per un turbante in tessuto traspirante o un cappello con visiera e protezione UV.

Esistono anche parrucche pensate per il mare, resistenti all’acqua e più leggere, ma è consigliabile usarle solo se davvero non si vuole prendere in considerazione soluzioni come cappello, bandana o testa nuda. Oppure, si può optare per extension da applicare ad un cappello a falda larga così da dare l’impressione di qualche ciuffo sbarazzino che esce da sotto il cappello.

Ad ogni modo sabbia, vento e acqua salta non sono i migliori amici di una parrucca e se si decide di fare un tuffo in acqua indossandola bisogna sapere che l’asciugatura naturale sotto il sole è parecchio più lunga di quella dei capelli naturali. Il risultato? La sensazione è come quella di avere una t-shirt bagnata addosso, solo che è in testa…

Infine, ricorda: il tuo comfort viene prima di tutto. Molte persone trovano liberatorio rinunciare alla parrucca in vacanza, scegliendo copricapi alternativi o semplicemente il proprio viso al naturale. E se opti per il look naturale ricordati sempre di proteggere con crema solare anche la testa e la nuca e il dorso delle orecchie, e di mettere il doposole dopo la doccia.

Viaggiare con il cancro: sì o no?

Una vacanza, per chi ha un tumore, può essere molto più che un semplice stacco dalla routine: può diventare un momento prezioso di benessere, leggerezza e rinascita. Con un’organizzazione attenta e il supporto medico necessario, il viaggio diventa non solo possibile, ma profondamente rigenerante.

Preparati con cura, scegli mete accessibili e ascolta il tuo corpo. Se prima del tumore eri abituata a macinare chilometri a piedi senza sosta per visitare il più possibile o stare ore sdraiata al sole, ora le cose cambiano un po’ e bisogna organizzarsi una nuova routine, senza troppe rinunce però. L’estate è di tutti noi, e meritiamo di viverla pienamente.
Ora non ci resta che scegliere una meta e partire!

p.s. Io, con cancro al seno metastatico, sono appena stata in Marocco, a Venezia e Praga.

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