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La parentesi tumore porta con sé pensieri, preoccupazioni, paure che non sempre è facile comprendere. Quando si riceve una diagnosi tutto il nostro mondo sembra crollare; le terapie portano con sé cambiamenti fisici ed emozioni altalenanti; e terminato il percorso di cura può succedere di sentirsi smarrite, improvvisamente svuotate di una parte così grande della nostra “nuova” vita. Scrivere a mano è un gesto antico con benefici sul piano fisico e mentale, soprattutto in un momento così complicato. Vediamo quali sono e in che modo mettere in pratica questa forma di scrittura.
Cos’è la scrittura espressiva o scrittura terapia
La scrittura espressiva, comunemente chiamata anche scrittura terapia, è una tecnica nata negli anni Ottanta con gli psicologi Pennebaker e Beall: si scrive dei propri pensieri e sentimenti più profondi su un’esperienza stressante. Non serve scrivere bene, e l’obiettivo non è mantenere un diario di visite ed esami. Lo scopo della scrittura espressiva durante la parentesi tumore è dare voce a ciò che provi per come lo provi, senza dover dimostrare nulla né verificare quanto sai della malattia.
Il protocollo classico prevede 20 minuti al giorno per quattro giorni consecutivi. In una meta-analisi del 2016 su pazienti oncologici le sessioni sono state da 3 a 6, di solito svolte a casa. Tra i meccanismi positivi rilevati dagli autori ci sono la riduzione della tensione legata ai pensieri difficili e la possibilità di trasformare ciò che accade in una storia coerente e sensata.
Cosa dicono gli studi: benefici e limiti
Una meta-analisi pubblicata nel 2023 su Supportive Care in Cancer ha mostrato che le persone che avevano scritto mostravano meno fatica, un umore migliore e una qualità di vita migliorata a livello fisico rispetto ai gruppi di controllo.
Dal gruppo di ricerca dell’Università Kore di Enna su 71 pazienti con prima diagnosi di tumore é emerso che la scrittura terapia ha ridotto i sintomi psichiatrici complessivi e, in misura minore, l’alessitimia (la difficoltà a riconoscere e dire ciò che si prova), con un lieve miglioramento del benessere mentale.
Scrivere a mano o al computer: fa differenza?
Chi scrive per stare meglio si chiede spesso se ci siano differenze tra penna o tastiera. Per ora la risposta non è univoca: la ricerca ha confrontato i due modi di scrivere su aspetti diversi, e i risultati cambiano a seconda di ciò che si misura.
Cosa succede nel cervello
Secondo alcuni studi Ia connettività tra le diverse aree del cervello è più ampia scrivendo a mano: il movimento preciso delle dita nel formare le lettere coinvolge più sensi insieme. Sebbene non riguardassero persone con tumore, i risultati mostrano l’importanza della scrittura a mano.

Ricordare meglio ciò che si scrive
Un esperimento su 36 donne tra i 19 e i 54 anni ha rilevato che le parole scritte a mano venivano ricordate meglio di quelle scritte con la tastiera, sia di un portatile sia di un iPad, mentre non c’era differenza quando si trattava di riconoscerle. È un dato sulla memoria di liste di parole, non sulle emozioni, ma suggerisce che il gesto manuale possa avere effetti propri sul modo in cui fissiamo ciò che scriviamo.
E per le emozioni?
Quando si tratta di esprimere ciò che si prova, i dati disponibili indicano che mano e tastiera possono funzionare in modo simile. In uno studio di fattibilità nel Regno Unito con 55 operatori sanitari, sia il gruppo che scriveva a mano sia quello che digitava ha ridotto in modo significativo i sintomi di disagio mentale.
Quello che emerge, però, é che l’aspetto decisivo è riuscire a esprimersi. Come spiega la psicologa e psicoterapeuta Samanta Artico:
“La scrittura permette di dare una cornice, di esplorare e di vivere delle emozioni, lasciando andare un po’ il flusso. Non deve essere troppo pensato perché un momento in cui si entra intimamente in contatto con sé stesse”.
Quindi, mano o tastiera?
Non esiste una scelta giusta per tutti. Scrivere a mano rallenta, coinvolge il corpo e può aiutare a fissare i pensieri: è anche per questo che il Kit FraParentesi è cartaceo, pensato come un gesto lento da fare con le mani. Se però la stanchezza, qualche fastidio alle mani o la semplice abitudine rendono più naturale usare il computer o il cellulare, puoi farlo senza sentirti in difetto: la tastiera può essere più pratica per i testi lunghi. L’importante è preservare la regolarità e la libertà con cui scrivi.

Per chi può essere più utile
Gli autori dell’analisi su Oncology Nursing Forum (2016) indicano come gruppo particolarmente adatto chi ha concluso le terapie: ha meno sintomi pesanti e può trovarsi più a suo agio nello scrivere. In caso di recidiva o malattia avanzata suggeriscono di affiancare la scrittura a un supporto psicologico. Va detto anche che a qualcuno scrivere semplicemente non piace: in un grande trial il motivo principale di rifiuto era proprio questo, e va benissimo così.
In pratica la scrittura espressiva non è una soluzione per tutti, ma è un’attività semplice che per alcune persone, in certi momenti, può alleggerire sintomi e pensieri. Non sostituisce il supporto psicologico, ma è uno strumento in più, facile da provare anche a casa.
Nelle diverse parentesi
Le parentesi tumore, lo dicevamo all’inizio, non sono tutte uguali. Ma è possibile adattare gli esercizi di scrittura alla propria situazione e al proprio sentire, ad esempio:
- se sei in diagnosi: puoi scrivere ciò che non riesci a dire ad alta voce, per esempio le paure e le domande da portare alla prossima visita;
- se sei in terapia: se la stanchezza pesa, le sessioni possono essere brevi. Gli studi sono partiti da 15 minuti, ma ciò che conta è la costanza, non la durata;
- se sei in follow-up: è un momento in cui molte persone riescono a mettere in fila ciò che è successo.
La scrittura terapeutica nel Kit FraParentesi
La scrittura terapeutica è una delle tre aree del Kit FraParentesi “Scrivo, medito, creo”: un percorso cartaceo di 52 settimane pensato per accompagnare chi vive la parentesi tumore con scrittura, meditazione e creatività. Uno strumento pratico, nato con il contributo di psicologhe, psicoterapeute e altri professionisti, tra cui la psicologa e psicoterapeuta Samanta Artico, che ne ha seguito la realizzazione insieme al team di FraParentesi. Il Kit non sostituisce un percorso psicologico né le cure mediche: è uno spazio in più dove ascoltarti e restare in contatto con te, seguendo i tuoi tempi e senza un ordine obbligato.
Un esercizio dal Kit: dare voce alla rabbia
Tra le proposte del Kit c’è un esercizio di scrittura dedicato alla rabbia, una delle emozioni difficili che la parentesi tumore può portare con sé. Ecco come funziona:
- chiudi un momento gli occhi e nota dove senti la rabbia nel corpo (mani, stomaco, mandibola…);
- stringi per qualche istante quella parte, come per darle voce, poi rilassa un poco;
- scrivi senza censura tutto quello che la rabbia vorrebbe dire, anche se ti sembra esagerato;
- alla fine scegli una frase che riassume la tua rabbia e sottolineala: è il suo messaggio per te oggi;
- se preferisci, puoi invece scrivere una lettera alla persona o alla situazione verso cui provi rabbia, sempre senza censura. Dopo aver scritto, chiudi gli occhi per qualche minuto e lascia fluire l’energia. Poi, se vuoi, puoi bruciare la lettera (in tutta sicurezza), strapparla o conservarla.
Come per tutti gli esercizi di scrittura, non c’è un modo giusto o sbagliato di farlo: se senti di avere ancora qualcosa da dire, prendi altri fogli e continua a scrivere; se invece l’emozione si fa troppo intensa, fermati e leggi il paragrafo qui sotto su quando parlarne con lo psico-oncologo.
Come conferma la dott.ssa Artico:
“Nel foglio rendo reale qualcosa che magari prima nemmeno sapevo che potesse esistere, cioè io. La scrittura permette un dialogo molto intimo con sè stesse, non cancella il dolore ma lo contiene, gli dà una cornice di contenimento e di rielaborazione”.
Quando parlarne con lo psico-oncologo
Scrivere può essere faticoso. Gli autori dell’analisi su Oncology Nursing Forum ipotizzano che, subito dopo le sessioni, il peso emotivo possa essere più evidente prima di alleggerirsi. È normale sentirsi un po’ provati, ma se le emozioni diventano troppo intense, se tristezza o ansia non passano o se dormi sempre peggio, parlane con l’oncologo o con lo psico-oncologo del centro dove sei seguita.
Domande frequenti
Devo saper scrivere bene?
No. Non c’è nessun lettore: conta ciò che metti sulla pagina, non come lo metti.
La scrittura aiuta a guarire?
Gli studi citati misurano sintomi e qualità di vita, non l’andamento della malattia. È un supporto al benessere, non una cura.
Devo seguire per forza il protocollo dei quattro giorni?
No. Quello classico è un punto di riferimento, ma gli studi sul tumore hanno usato schemi diversi, da una singola sessione a sei settimane.
Scrivere può farmi stare peggio?
Può capitare di sentirsi più provati sul momento. Se succede spesso o in modo intenso, fermati e parlane con un professionista.
Meglio scrivere a mano o al computer?
Dipende da te. Scrivere a mano rallenta e coinvolge il corpo; scrivere al computer o al cellulare può essere più semplice quando sei stanca o hai molto da dire. Gli studi che hanno confrontato i due modi sull’espressione delle emozioni non hanno trovato differenze nette: scegli ciò che ti fa sentire più libera di esprimerti.
Scrivere, e non solo
La scrittura è una delle tre strade del Kit “Scrivo, medito, creo”: tre modi diversi per prendersi cura di sé durante la parentesi tumore. Puoi provarle tutte o solo una, o alternare quella che senti più tua in quel preciso momento. Il nostro percorso è pensato per adattarsi a come e ciò che senti, senza forzature.
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