
Indice Argomenti
Questa parentesi è stata aperta con una domanda alla nostra Psiconcologa: che peso ha la comunicazione nella relazione tra il medico e chi a lui si affida?
E’ chiaro che quando ci rivolgiamo al medico la prima cosa che ricerchiamo è la sua competenza e la preparazione nel risolverci un problema. Tuttavia l’aspetto della relazione non è affatto di secondaria importanza. Avere dall’altra parte un medico che dedica il tempo all’ascolto, che riconosce la nostra fragilità ed è emotivamente presente è cruciale nello stabilire una relazione efficace e basata sulla fiducia.
GLI STUDI E I PROGETTI A SUPPORTO
Di recente la Fondazione Giancarlo Quarta con lo studio Fiore ha dimostrato proprio che una buona relazione tra il medico e il paziente aiuta a tollerare meglio la diagnosi. Non solo, la comunicazione si può considerare come un vero è proprio strumento di cura.
La stessa fondazione nel progetto “Relazione medico – paziente: anche le parole curano” sottolinea come “Una buona relazione medico-paziente è un aspetto fondamentale nella cura della malattia, perché crea un clima di fiducia che incide positivamente sull’atteggiamento del paziente nei confronti della terapia e, quindi, sull’efficacia della cura”. Lucia Giudetti Quarta, Presidente della Fondazione.
LA COMUNICAZIONE TRA MEDICO E PAZIENTE E’ SEMPRE OTTIMALE?
Ci auguriamo che per ognuno di noi esista sempre un medico aperto e capace di instaurare una relazione empatica. Ma può capitare che non sia così. Da un lato a causa del poco tempo a disposizione durante il momento della visita. Dall’altro perchè va tenuto conto che ogni medico è prima di tutto un essere umano e che il tipo di dialogo che si instaurerà con lui sarà inevitabilmente influenzato dalla storia e dalle emozioni di ciascuno, medico e paziente.
Così può succedere, ad esempio, che ci sia discrepanza fra ciò che il medico dice per informare sulla patologia e ciò che noi possiamo intendere.
Ma può anche accadere che il colloquio diventi un dialogo se il medico, oltre ad informare e comunicare diagnosi e terapie, si apre umanamente.
COSA FARE SE NON C’E’ SINTONIA CON IL MEDICO?
Nel caso in cui l’incontro con il tuo oncologo non sia felice sul piano personale e umano il consiglio è di parlare con un altro medico, che potrebbe essere anche il tuo medico di fiducia. L’intento è di trovare una persona che sappia rassicurarti, fornendo chiarimenti utili a fugare le paure naturali che la diagnosi comporta.
Chiedere ed essere informati è un tassello importante nel percorso di cura
Ciò che conta, infatti, in questa fase è che tu abbia un riferimento medico, ed umano, che aiuti a comprendere la diagnosi e le terapie da affrontare e che sia portatore di fiducia nel percorso di cura intrapreso. Questo perchè, comprendere la complessità della propria situazione psico-fisica quando si affrontano le terapie oncologiche è importante.
Capire cosa sia successo biologicamente, cosa fare per rimediare e cosa potrai aspettarti ti permetterà di affrontare al meglio le cure.
Dott.ssa Concetta Stornante – Medico Psichiatra e Psicoterapeuta
Informazioni sull'autore
FILTRA PARENTESI
I più letti
Vuoi condividere il tuo punto di vista sull'argomento "LE PAROLE, UNO STRUMENTO DI CURA NELLA RELAZIONE TRA MEDICO E PAZIENTE"?
Ti potrebbe interessare anche...
Spostare l’attenzione e i pensieri sulle piccole "parentesi" belle delle nostre giornate per non essere sopraffatti dal tumore e stati d'animo negativi.
Perdita di peso improvvisa? Potrebbe trattarsi di malassorbimento. Ne parliamo con il Dott. Festi, medico gastroenterologo e Francesca Pasqui, nutrizionista
La perdita dei capelli a causa della chemioterapia è uno dei momenti più delicati da affrontare. Ti consigliamo cosa fare e cosa evitare.