
Abbiamo conosciuto Lorena online, quando ci ha scritto per segnalarci l’uscita del suo libro “TETTA E MIA: cos’è successo alle mie tette” e abbiamo capito subito che avremmo voluto sapere di più di lei, della sua storia e di come era arrivata alla pubblicazione.
Scrittrice e sceneggiatrice di professione, ci ha confessato che prima della parentesi tumore non avrebbe mai trovato il coraggio di pubblicare qualcosa per conto proprio, per sé. E invece, dopo questa esperienza, le parole sono venute da sole e non è stato possibile fermarle.
Un’esperienza che ci ha raccontato, con generosità e trasporto, in questa parentesi tumore: siamo felici di condividerla qui.
Una diagnosi inaspettata
Un anno e mezzo fa, a giugno del 2023 ecco lì la faccia del radiologo e soprattutto il silenzio mentre mi sta passando l’ecografo sul seno sinistro. Proprio quel giorno che non avevo paura. Ero tranquilla, non sentivo niente di diverso in nessun seno da dieci mesi prima, all’ultimo controllo. E invece c’è qualcosa che non va. Devo approfondire. Prima di uscire come imbambolata l’ho addirittura tranquillizzato io.
“Vedrà che non è niente” ho detto, ma le sue parole e la sua espressione non erano come la mia.
Fuori dalla clinica mentre camminavo come uno zombie verso l’auto, ricordo a malapena le parole di mio marito al telefono, il sorriso di una conoscente che non ho contraccambiato. Avrei avuto voglia di scappare ma dove? Da chi? Da me stessa? Dal mio corpo che si era inceppato? Io non me ne ero accorta, cosa c’era che non andava in me? Perché le mie cellule, quelle cellule del seno, all’improvviso sono andate per i fatti loro e si sono trasformate?
Ho pensato alle donne della mia famiglia da parte di madre, tutte ammalate di tumore al seno. A parte nonna Ida che aveva 81 anni quando se n’è andata, mia madre aveva 45 anni e la zia 42. Io le ho curate tutte e tre. Avevo intorno ai vent’anni. “Beh ti puoi consolare” mi sono detta “tu hai 54 anni”. Perché si pensa subito alla morte? Perché viviamo in una società in cui il tumore viene associato al peggio? Di una cosa ero certa. Non avrei lasciato che gli appuntamenti di diagnosi e tutto il resto, dilagassero inondando ogni momento della mia vita. Non solo. Avrei fatto di tutto per arginare “lo stato di malattia” rafforzando gli atti di vita. Il mio lavoro, la scrittura, svolto insieme a Marco, mio marito, regista e sceneggiatore, le amicizie, le lunghe camminate con Bruno il nostro cane…
L’incontro con le altre donne, le “compagne di tetta”
È stato subito dopo i dieci giorni di convalescenza, non appena mi hanno tolto il drenaggio, che ho ricominciato con brevi sessioni di scrittura al mio vecchio e fedele portatile. È paradossale ma non credevo che avrei scritto di quello che mi era successo. Anzi ero sicura che avrei inventato una storia molto lontana dal tumore al seno per scordarmelo e buttarmi tutto alle spalle. Invece un giorno chiacchierando con una mia cara amica che aveva vissuto come me una mastectomia con ricostruzione, abbiamo scherzato dicendo: “E le tue – sottinteso le nostre tette – cosa dicono? Come stanno?”. Parlavamo di loro come due entità staccate da noi. Due entità che avevano una vita propria. Da quel momento non sono più riuscita a non ascoltare le mie tette, quella naturale e quella ricostruita. Le loro parole, i loro stati d’animo hanno preso il sopravvento. Mi ritrovavo in pasticceria a colazione e mentre io rispondevo alla barista, sentivo le loro voci che commentavano in modo diverso e in parte mi scappava da ridere. Stavo impazzendo? Forse sì ma non volevo perderle. Avevo trovato, ritrovato delle parti di me e avrei dato loro voce.
Ho cominciato a scrivere i loro dialoghi. Il loro modo di vivere la malattia, la diagnosi e l’intervento era diverso dal mio. Grazie a Tetta e Mia, è così che ho chiamato il mio seno naturale e quello ricostruito, stavo imparando qualcosa di me che non conoscevo e da cui potevo trarre energia e nuovi punti di vista. Sicuramente Mia, quella ricostruita è più vitale, è giovanissima e vuole imparare tutto di nuovo, ha energie da vendere e non conosce tristezza. Tetta invece che mi assomiglia di più è malinconica, meditativa, le piace dormire, sognare e sente la mancanza della tetta-sorella che non c’è più. È grazie a loro che ho trovato il coraggio di pubblicare il libro che è nato. È grazie a Tetta e Mia e alla “mia parentesi tumore” che sono nata di nuovo.
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