LA MIA PARENTESI TUMORE: IL VIDEO RACCONTO DI JENNYFER

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Jennyfer 37 anni,  la malattia, due figli piccoli e un nuovo amore da coltivare. Dai suoi pensieri, le paure e le emozioni nasce il video-foto racconto RitrovarME. 2.500 foto che Jennyfer ha montato in un video per raccontare il suo inno alla vita con immenso rispetto per la sofferenza e la malattia.

LA MALATTIA

Quando ti ammali, quando arrivi all’ospedale sperando che i risultati di una biopsia siano negativi, quando ti siedi lì e il tuo medico ti dice che hai un cancro al seno, vedi passarti davanti agli occhi tutta la tua vita come in un film.
Allora ti sembra di sollevarti e osservi dall’alto ciò che ti sta capitando: vedi le persone nella stanza, ma non senti quello che dicono, ti chiudi per difenderti.
Vuoi svegliarti da questo incubo. Quando vedi il tuo compagno con gli occhi pieni di lacrime, allora ti rendi conto che non si tratta di un sogno: hai il cancro e puoi morire.
E l’incubo si trasforma in un treno ad alta velocità dal quale non puoi scendere. Dicono che sei giovane e si deve intervenire prima possibile.

IO E LA MALATTIA

Solo quando ho avuto figli ho dato valore al mio seno. Si è convertito nello strumento di unione con loro. Ho allattato a lungo, non ho casi di malattia in famiglia e per di più sono giovane. Perché mi è venuto il cancro?
Nel periodo della chemioterapia non mi rendo conto di nulla: è come se fossi addormentata. Tutto si muove velocemente mentre io sono lenta.
Mi guardano, mi vergogno, mi nascondo.
La gente che prima mi salutava smette di farlo per imbarazzo o per paura.

E poi monta la rabbia.
Non mi merito tutto questo. È un’ingiustizia.
Sono sola e nessuno capisce cosa mi sta accadendo.
Come possono capirlo se loro non hanno il cancro?

Morirò
Mi piangeranno per qualche giorno poi si dimenticheranno di me, normale.
E i miei figli?
Resteranno soli, senza una madre.
E come faranno?
Questo è quello che mi passa per la testa e nessuno può entrarci nella mia testa per evitarmi questo dolore. La cosa più difficile che ho fatto nella mia vita è stato guardare negli occhi la morte e dirle: lasciami qui ancora un po’, per vedere crescere i miei figli.

DI NUOVO IO

Lacrime e silenzio.
Quando mi guardo allo specchio e mi vedo senza capelli, senza un seno.
Piango fino ad accettarmi, accettare la persona ferita che sono diventata. Colpita ma ancora in piedi.
A quel punto mi viene voglia di curarmi.
Finite le cure mi dicono che sono guarita. Esco dall’ospedale felice e spaventata. Per la prima volta in questo percorso sono di nuovo sola.
Non c’è nessuno che può garantirmi che starò bene e ce la farò con le mie forze.
Sono sola con la mia storia. Ed è questo il momento in cui affronto me stessa, e mi ritrovo.


Jennyfer Sacotto – La mia parentesi tumore

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